Dalle strade costiere ai percorsi dell’Appennino, passando per borghi e parchi naturali. Le Marche puntano sul cicloturismo come motore di sviluppo, trainate da un settore in crescita e da un turismo che nel 2025 ha registrato numeri record
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"Vieni nelle Marche a pedalare...". Che per chi ama il ciclismo è "come invitare un'oca a bere" diceva un proverbio antico. E allora alzi gli occhi per vedere a che ora arriva il treno che porta tua figlia in vacanza premio dopo l'esame passato all'università da Roma a Milano e, di fianco al tabellone degli arrivi, a tutta parete, c'è la faccia di Jimbo Tamberi, per l'occasione con la barba fatta, a ricordarti che le Marche sono un paradiso di mare, arte, natura e di ciclismo... E un po' si sapeva. Si sa che c'è un turismo che pedala sempre più e, tra mare e appennini, il nostro Paese è tutto da scoprire. Le Marche non fanno eccezione, sono terra di di cicloturismo: strada, gravel e mountain bike trovano percorsi e sempre di più anche strutture per un viaggiare lento che unisce natura, cultura e identità del territorio. Non solo. Da sempre le Marche contano nel cicilsmo che conta, anche quest'anno: a marzo con la Tirreno-Adriatico che ha incoronato a San Benedetto del Tronto Isaac del Toro, a maggio con l’ottava tappa del Giro d’Italia vinta dal suo compagno della Uae Jonathan Narvaez a Fermo su uno dei tanti muri che ricordano un po' (anzi molto) gli strappi delle Fiandre.Già, le Fiandre. Terra promessa per chi pedala, terra lontana entrata nell'epica dei racconti e nei sogni. Che però tra i muri e gli strappi delle vie marchigiane sono una realtà tutta nostra. Simile ma diversa con tutte quelle differenze di storia, luoghi, genti e tradizioni capaci di fare la differenza. Non è solo uno spot quello di Tamberi. Pedali da queste parti e ti rendi conto che con la bici qui t senti a tuo agio. Ci sono strade per tutti i gusti e tutte le gambe: mare, colline, muri, coste, entroterra e litoranee. Strade buone per allenarsi, viaggiare, scoprire un territorio che attraversa borghi, città d'arte, spiagge, e aree naturali. Basta stare alla larga dall'Adriatica e il "viaggio" può cominciare. Dalla Ciclovia Adriatica che attraversa le Marche a nord, da Gabicce Mare a Fano e a sud da Porto Sant’Elpidio a San Benedetto del Tronto passando da Casteldimezzo, Fiorenzuola di Focara, Pesaro, Torre di Palme e Grottammare, alla Ciclovia delle Abbazie che collega il mare all'entraterra da Civitanova a Tolentino, una settantina di km tra natura, arte e storia, abbazie romaniche, borghi, vigneti e castelli della valle del Chienti. E poi la Ciclo Appenninica delle Alte Marche un anello di 200 km con circa 3.200 metri di dislivello, che attraversa 9 comuni e il Grande Anello dei Sibillini, circa180 km pensati per le mountain bike, che permettono di esplorare i paesaggi più suggestivi del Parco Nazionale tra vette e natura. "Puntare sul ciclismo significa investire in uno strumento capace di unire sport, territorio e visibilità internazionale– spiega Marina Santucci, direttrice di ATIM, l'Agenzia per il turismo e l'internazionalizzazione delle Marche- –Dalla dimensione agonistica alle esperienze di cicloturismo, le Marche stanno costruendo un posizionamento sempre più riconoscibile, rivolgendosi a un pubblico ampio e internazionale che sceglie la bicicletta come modalità di viaggio".







