La sicurezza dell'abitazione ha smesso da tempo di essere una preoccupazione episodica per diventare una voce stabile nel bilancio delle famiglie italiane. Lo certifica un segnale tutt'altro che simbolico: nel 2026 l'ISTAT ha inserito nel paniere (l'insieme di beni e servizi con cui misura i consumi delle famiglie e calcola l'inflazione) le apparecchiature di sicurezza, e in particolare i kit di videosorveglianza per segnalare i tentativi di furto, che rientrano nella classe "Attrezzature e prodotti di sicurezza per la manutenzione e protezione della casa". Tradotto: proteggere l'immobile non è più una spesa straordinaria, ma una componente ordinaria del modo in cui si abita.

Dietro questa scelta ci sono numeri precisi: secondo l'Osservatorio sulla Sicurezza della Casa Censis-Verisure, realizzato con il contributo del Servizio analisi criminale del Ministero dell'Interno, quasi 14,5 milioni di italiani - circa il 28,6% - hanno subito almeno un furto in abitazione nel corso della vita. Nel 2024 le denunce per furti in casa hanno superato quota 155 mila, in crescita di oltre il 5% sull'anno precedente, e per il 59% degli intervistati l'intrusione domestica è ormai il reato più temuto, contro il 48% di due anni prima. Il primo semestre del 2025 ha mostrato qualche segnale di rallentamento, ma il quadro di fondo resta quello di una sensibilità diffusa e destinata a durare.