In primo piano Giovanni Castellucci, ex Ad di Autostrade (Ansa). Nel riquadro in basso a destra, l'avvocato Giovanni Paolo Accinni (Getty Images)
Powered by
Non si è nascosto dietro giri di parole, non ha fatto lo slalom fra le subordinate. «Questa sentenza non rende giustizia alla realtà dei fatti. È stato condannato un innocente». Giovanni Paolo Accinni, luminare di diritto penale commerciale e difensore di Giovanni Castellucci, è molto deluso dall’esito del primo processo sul crollo del ponte Morandi e si prepara alla battaglia legale in Appello. In questa partita non è in gioco solo il destino del suo cliente ma un fondamento di legalità (quello della responsabilità individuale) messo a dura prova da una deriva delle toghe che ammiccano al consenso popolare.
Avvocato Accinni, commentando la sentenza lei ha detto: «Si è cercato il colpevole ma non la colpa». Cosa intendeva?
«Il dolore delle tragedie provoca un’esigenza psicologica difensiva: se troviamo quel qualcuno che ha sbagliato possiamo seguitare a vivere nell’illusione di sicurezza. E quel qualcuno che possa soddisfare anche le esigenze di consenso popolare e di chi desideri cavalcarlo è l’amministratore delegato, che perciò viene indicato come l’incarnazione di una cultura aziendale contraria alla sicurezza in favore del profitto: per occludergli ogni spazio di giustizia e sacrificarlo quale capro espiatorio della tragedia».












