La Corte costituzionale stoppa il fotovoltaico «selvaggio» con una sentenza che pone la parola fine a una lunga querelle: la norma che prevede il divieto di installare impianti con moduli a terra in zone classificate agricole dai piani urbanistici non viola la Carta (negli articoli 3 e 9) né compromette gli obiettivi europei in materia di rinnovabili. Lo stop, infatti, non è assoluto perché gli impianti agrivoltaici, sollevati dal suolo, che preservano la continuità delle attività colturali e pastorali, rimangono consentiti. La Consulta ha inoltre ricordato che un decreto del 2021 «prevede specifiche eccezioni e deroghe al divieto, consentendo fra l’altro l’installazione di impianti fotovoltaici a terra nelle aree espressamente individuate dal legislatore».
A esultare è innanzitutto il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida: «Dicevano che avevamo torto - commenta - che dovevamo arrenderci all’idea che le nostre campagne, il nostro territorio scolpito dal lavoro quotidiano dei nostri agricoltori avrebbe dovuto essere sacrificato sull’altare dell’ideologia green. Oggi invece la Corte Costituzionale ci da ragione», rileva ancora, precisando che «noi non abbiamo mai detto no all’energia rinnovabile. Abbiamo detto che se devono essere installati nuovi impianti devono consentire l’attività agricola». Gli fa eco la viceministra dell’Ambiente, Vannia Gava, che ricorda come ancor prima della pronuncia, «il Mase fosse già intervenuto con il decreto-legge n. 175 del 2025 per assicurare un giusto equilibrio tra produzione energetica e salvaguardia delle aree agricole».












