Il caldo africano anche oggi non allenta la sua morsa e bisognerà aspettare domani per vedere un lieve miglioramento. Ma per un ritorno a temperature più normali e vivibili, e in linea con il periodo, si dovrà attendere la prossima settimana. Se oggi sarà ancora bollino rosso - il massimo livello di emergenza che indica condizioni di rischio per la salute della popolazione - per 16 città, domani scenderanno a 14. Secondo il bollettino quotidiano del ministero della Salute, oggi è allerta rossa a Bologna, Brescia, Civitavecchia, Campobasso, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Milano, Palermo, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Torino e Viterbo. Domani Bari e Napoli peggiorano passando da allerta arancione a rossa, ma migliorano dal rosso al giallo Bologna, Brescia, Milano e Torino. Bolzano intanto registra la sua quindicesima notte tropicale dell'anno, con temperature minime che non sono scese sotto la soglia dei 20 gradi.
In Spagna costerà il 7% del Pil fino al 2030
Affrontare le ondate di calore costerà alla Spagna fino al 7% del suo prodotto interno lordo da qui al 2030. A suggerirlo è uno studio della compagnia assicurativa Allianz che ha calcolato le possibili perdite per l'economia spagnola in circa 105 miliardi di euro, pari al 7% del Pil. L'azienda stima che, in uno scenario di stress termico prolungato, le entrate fiscali potrebbero diminuire dell'1,3% e i salari tra lo 0,7% e l'1,3%, mentre i prezzi al consumo aumenterebbero cumulativamente dell'1,9% e la disoccupazione salirebbe di 2,45 punti percentuali nello stesso periodo. Uno studio condotto da ricercatori dell'università di Mannheim e della Banca Centrale Europea (Bce) ha collocato la Spagna in cima alla lista dei Paesi più colpiti nell'Unione Europea da eventi meteorologici estremi, con 12 miliardi di perdite solo nel 2025. L'impatto economico potrebbe raggiungere i 34 miliardi di euro nel 2029, più di quanto stimato per altri Paesi come Italia e Francia, dovuta alla sostanziale riduzione delle ore lavorate nelle costruzioni e nel settore alberghiero. Secondo un rapporto congiunto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale (Omm), la produttività dei lavoratori diminuisce tra il 2% e il 3% per ogni grado che supera i 20 gradi Celsius. Dal canto suo, l'Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo) stima che dal 2020 il numero di lavoratori esposti al caldo estremo in tutto il mondo sia aumentato di circa il 35%, con la previsione che entro il 2030 sarà perso il 2,2% delle ore totali di lavoro.













