La fiesta latina inizia tra le luci dorate del tardo pomeriggio, quando il cielo è dello stesso tono di azzurro della vera "bandera" di Portorico. La stessa, per intenderci, esposta al Superbowl, quella nei colori "antichi" e meno simile a quella americana. Bad Bunny fa la sua apparizione, per il tour del suo "Debì Tirar Más Fotos" in perfetto orario, e in abito bianco. La sposa con cui ha appuntamento è il pubblico: 80mila persone che hanno riempito l’Ippodromo Snai La Maura di Milano, per l'evento andato sold out in poche ore. Ieri è stata la prima delle due serate di concerti della popstar mondiale, in Italia. E c'era tutto del suo universo iconico. La banda, gli strumenti tradizionali, la "casita", i cappelli da agricoltore, la rana coquì. I messaggi d'amore universale: "Mientras uno està vivo, uno debe amar lo mas que pueda". Si parla solo in spagnolo, dal palco e sotto il palco. Bad Bunny occupa uno spazio, che è politico.0 of 6Di questo concerto, a Milano, si parla da giorni. Sui social e non solo. Benito Antonio Martínez Ocasio è diventato popolarissimo dopo che Trump ha definito "disgustoso" il suo concerto durante la finale del campionato della National Football League. Ma la sua storia, musicale e soprattutto politica appunto, inizia molto prima. Quando mostra indignazione per la morte di Alexa Negrón Luciano, una ragazza transgender brutalmente assassinata a Porto Rico. E per George Floyd, quando sostiene apertamente il Black Lives Matter. Insieme ad altri artisti, si è schierato apertamente contro la corruzione nel Paese, dopo lo scandalo pubblicato dal Centro de periodismo investigativo del governatore Ricardo Roselló. La sua popolarità gli ha aperto le porte del tempio, insieme a un Grammy vinto per il miglior album, prima volta per un disco interamente in spagnolo. E dal mondo dei meme, degli hashtag, dei video virali, si è passati agli stadi, e al pubblico dai numeri importanti.Ieri a Milano ragazze e ragazzi sono rimasti fuori dai cancelli in attesa per ore. Look estivi, latini: shorts striminziti, stivaloni, camicie colorate. Portano sui capelli la flor de maga, il fiore rosso simbolo di Portorico. Al concerto, chi sale sulle spalle dell'amico sventola la sua bandiera. Cuba, Messico, Venezuela, Portorico, dove a lungo fu vietato esporla. Per stasera le radici vanno rivendicate, la doppia identità è un valore. "Siamo tutti portoricani", grida dal palco Benito. Mancano i vip, si segnala, se non quelli che sono venuti a vederlo per passione personale. Anche nella casita si vedono solo modelli e ballerine. La festa esclusiva ha lasciato il posto al pueblo.L'atmosfera si surriscalda, come sempre, con il calare della notte: non solo reggaeton, si balla la bomba, la plena, il perreo. La semplicità del pomeriggio - un mega schermo, i ballerini - lascia lo spazio a luci più intense. La musica è forte e penetra nelle viscere. Bad Bunny non smette un attimo di saltare. C'è un omaggio all'Italia: Volare, di Domenico Modugno. Con i brani più famosi, "Tití Me Preguntó", "La Mudanza", "Baile Inolvidable", esplode la festa. Da Vega Baja a Milano, nessun artista in famiglia, l'artista non ha raccolto solo numeri, anche se importanti. 176 mila persone solo a Milano, un record per un artista latino. Gli streaming: trenta sue canzoni hanno superato il miliardo di ascolti. Ha guadagnato spazio e tempo, e ha portato Portorico e la cultura boricua tra i grandi. Nel mainstream, anche. A fine 2025, come si legge nel libro "Saoco! La musica urbana latina", di Valentina Clemente e Marco Falivelli, erano così tanti a guardare sulle piattaforme il suo evento a La Residencia del Conejo Malo, che in quegli stessi minuti sono scesi, di diversi punti percentuali, gli streaming di Pornhub. Per chi sa leggerli, questi dati, un successo vero.
Bad Bunny a Milano per una noche latina. "Stasera siamo tutti portoricani"
Era uno dei concerti più attesi dell'anno. All'Ippodromo Snai La Maura di Milano c'era tutto il suo universo iconico: la banda, la "casita", i cappelli da agricoltore, la rana coquì. Lingua ufficiale: lo spagnolo











