Sono una ragazza un po’ sopra le righe. Studio scienze politiche, ma credo più nelle piante che negli esseri umani. Sono cresciuta in una serra e per questo mi…

Ci siamo abituati a parlare del caldo come di un ospite sgradito. Ma ormai non è più di passaggio: è diventato un nuovo abitante dei nostri paesaggi. L’estate non è più soltanto una stagione. È una prova di resistenza per le città, per i terreni agricoli e, soprattutto, per i nostri giardini. Le temperature aumentano, le piogge diventano irregolari e i periodi di siccità si prolungano. Di fronte a questa trasformazione, non basta irrigare di più: occorre imparare a progettare diversamente. Un giardino resiliente non combatte il clima, ma lo comprende, lo asseconda e trasforma le difficoltà ambientali in una nuova possibilità estetica. Nei primi giorni d’estate il cambiamento climatico diventa improvvisamente visibile, anche alla scala più intima del giardino. L’erba ingiallisce prima del previsto, il terreno si “screpola”, gli alberi rallentano la crescita. Nelle ore centrali della giornata il paesaggio sembra trattenere il respiro. Camminarvi dentro è come attraversare un pentolone lasciato troppo a lungo sul fuoco: ogni foglia cerca di proteggersi, ogni pianta mette in atto la propria strategia contro l’arsura. Di fronte a questi segnali, però, le lacrime di sudore servono a poco. È necessario essere risolutivi, curiosi e propositivi. Continuare a realizzare giardini pensati per il clima del secolo scorso significa aumentare il consumo d’acqua, la manutenzione e i costi, senza avere la certezza di ottenere i risultati desiderati. Il giardino del futuro non sarà quello che riceverà più acqua, ma quello capace di utilizzare al meglio quella disponibile. Di fronte ai cambiamenti climatici emerge spesso una domanda: dobbiamo utilizzare esclusivamente specie autoctone? La risposta è più complessa di quanto possa sembrare. Le piante sono, per natura, organismi pionieri. Da milioni di anni colonizzano nuovi territori, seguono le trasformazioni climatiche e costruiscono comunità vegetali sempre diverse. Gran parte del loro successo evolutivo deriva proprio dalla capacità di adattarsi.