A 48 ore dalla condanna a Mario Roggero, c'è una richiesta di grazia. A firmarla è la moglie del gioielliere condannato in Cassazione a quasi 15 anni per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo. E nel giorno in cui l'uomo entra nel carcere di Bollate, arriva il dietrofront del ministro Carlo Nordio sull'istruttoria annunciata. «Si esclude che sia stato ancora compiuto alcun atto in merito alla procedura di grazia», precisa il ministero della Giustizia. Una frenata che si potrebbe spiegare con il richiamo di ieri ampiamente motivato dal Quirinale (sull'atto di clemenza le prerogative sono del presidente della Repubblica) e con le interlocuzioni proseguite anche oggi tra via Arenula e il Colle. Nessuno scontro istituzionale - è la versione ufficiale - anche se l’irritazione maturata nelle ultime 24 ore resta e lascia strascichi.
Giorgia Meloni non interviene direttamente sul provvedimento di grazia, ma sceglie di presidiare «da fuori» il tema giustizia. Lo evoca parlando dei risarcimenti: «Mi aggredisci. Mi difendo. E dovrei risarcirti io? Non è giusto». In un post sui social la premier rilancia la sfida contro chi delinque che «non può pretendere un risarcimento per i danni subiti mentre delinque» e nemmeno «possono farlo i suoi familiari». Di recente il governo ne ha fatto una battaglia inserendo «questa regola di puro buon senso» nell’ultimo disegno di legge sulla sicurezza. E taglia corto: «Basta paradossi». La norma però non vale per Roggero, condannato dai giudici alle provvisionali stimate in 480 mila euro, visto che la legge non ha effetto retroattivo. Dai piani alti del governo raccontano di una squadra coesa e vicina a Nordio, come conferma anche la petizione pro grazia lanciata dai capigruppo parlamentari di maggioranza e che ha già raccolto decine di adesioni.










