Fino a marzo scorso Valter Lavitola dormiva sonni tranquilli. Nessuno sospettava del suo ruolo come mandante dell’attentato contro «l’amico fraterno», Sigfrido Ranucci. A incastrarlo è stato l’acume investigativo della procura e dei carabinieri che hanno, fin da subito, contestato la strage in modo da poter utilizzare ogni strumento, anche quello più invasivo, per risalire ai responsabili. Strage e non danneggiamento, una strategia che ha portato a risultati inizialmente insperati.
Gli inquirenti sono risaliti all’ex faccendiere pluricondannato grazie all’esplorazione del cellulare della compagna del suo tuttofare, Clesio Tavares Gomes, che in rubrica aveva un nominativo: «Walter L».
Scoperta avvenuta a maggio, dopo alcuni riferimenti a tale «Valter» nelle conversazioni della coppia impegnata a parlare di affari camerunensi per conto dell’uomo misterioso. La sua identità è stata presto scoperta dai carabinieri. «Dagli accertamenti sulla titolarità di questo numero emerge che, sebbene attualmente intestato alla società “Cefalù Srl” (presso cui Lavitola risulta dipendente dal 2017), esso è stato formalmente intestato a Valter Lavitola dal 25 luglio 2016 al 12 ottobre 2022», si legge negli atti.







