Dallo scorso dicembre il dottor Daniele Checcacci ha assunto la direzione dell’UO di Oncologia Medica dell’ospedale Ss. Cosma e Damiano. "Sono arrivato sotto la direzione di Silvano Morini, che aveva fondato il reparto – ricorda – la cui storia inizia nel 1997".

Che tipo di reparto ha ereditato? "È stato un periodo di tempo, questo ventennio, in cui ho visto trasformare l’oncologia di Pescia, con l’avvento di nuove cure, nuovi mezzi, nuove tecnologie, per la cura dei malati. Abbiamo assistito a un aumento delle sopravvivenze e delle possibilità di cura. A Pescia abbiamo sempre cercato di cavalcare l’onda, con tutte le innovazioni farmacologiche e tecnologiche. Siamo anche in rete con le università di Pisa e Careggi, e abbiamo contatti diretti con l’Istituto Europeo di Milano, l’Istituto Nazionale Tomori, il Gemelli di Roma".

Molti hanno paura anche a pronunciare la parola ‘tumore’, tanti usano ‘il male’. Ora è cambiata la medicina, oggi è una malattia da cui si guarisce? "Sicuramente è una malattia che fa ancora paura. Dire che non si muore di tumore è una bugia. Ma i tassi di sopravvivenza sono aumentati tantissimo".

Ci faccia qualche esempio. "Il melanoma, il tumore ai polmoni, alcuni di quelli urologici, che fino a pochi anni fa avevano sopravvivenze inferiori ai dodici mesi, ora grazie alle terapie target e all’immunoterapia sono di cinque, sei, sette, anche dieci anni e oltre. Questo è una grossa soddisfazione, ma anche un aumento di carichi di lavoro, perché i pazienti devono essere seguiti nel tempo, con aumento della spesa sanitaria.