Lo dice, senza dirlo. Senza mai nominare Mario Roggero, senza mai precisare che si sta riferendo al caso del gioielliere di Grinzane Cavour, condannato per omicidio, e non per eccesso di legittima difesa. «Mi aggredisci. Mi difendo. E dovrei risarcirti io? Non è giusto». È in questo modo che Giorgia Meloni decide di prendere le parti del commerciante cuneese e di unirsi alla campagna scatenata dall’intero centrodestra in sua difesa. Un post di poche righe, chirurgico, apparentemente dedicato un capitolo specifico del disegno di legge Sicurezza, licenziato dal Consiglio dei ministri alla vigilia della sentenza su Roggero.
A questa dichiarazione, dopo poche ore, ne segue un’altra sui social, sotto una fotografia che mostra Meloni stringere la mano agli agenti impiegati nelle operazioni di controllo e di sicurezza a Roma e a Milano. «Il messaggio è chiaro - scrive la premier -: tolleranza zero. Lo Stato non si volta dall’altra parte e copre le spalle di chi garantisce la sicurezza, ogni giorno». Nel testo del suo post mattutino Meloni fissa un punto: «Chi subisce un danno mentre sta commettendo un reato non può chiedere alcun risarcimento, né possono farlo i suoi familiari». Oltre alla condanna, la Cassazione ha reso definitive le provvisionali di 780 mila euro da dividere tra i parenti delle vittime di Roggero. La premier limita a questo aspetto della storia giudiziaria il suo intervento, evitando di ingaggiare una nuova battaglia personale con i magistrati, mentre affida ai vertici del suo partito il resto della mobilitazione. A partire dalla richiesta di grazia e l’inevitabile controcanto rispetto alla dura nota del presidente della Repubblica Sergio Mattarella contro il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che aveva assecondato l’eco politica comunicando l’intenzione di avviare l’istruttoria per l’atto di clemenza.











