Per decenni è stata il simbolo delle concessioni balneari, delle spiagge chiuse dietro cancelli e muri, dell'accesso al mare subordinato all'ingresso in uno stabilimento. Oggi, invece, Ostia diventa l'emblema della trasformazione che sta attraversando il litorale italiano. A raccontarlo è il quotidiano britannico The Times, che dedica un ampio reportage alla "rivoluzione" delle spiagge libere, indicando proprio il litorale romano come il luogo dove il cambiamento è già iniziato.
Il giornale londinese parte dall'immagine più evidente di questa svolta: il grande vuoto lasciato dalla demolizione dell'ex stabilimento Aneme e Core, un tempo caratterizzato da ristorante con pavimenti in marmo e colonne bianche, oggi sostituito da una distesa di sabbia aperta a tutti.
Ostia diventa il simbolo del cambiamento
Secondo il Times, la demolizione dello stabilimento rappresenta molto più di un intervento urbanistico. È il segno di un cambio di paradigma che interessa numerose località italiane, dove cresce la richiesta di spiagge accessibili gratuitamente e diminuisce il consenso verso un sistema di concessioni considerato ormai superato.
A spiegare la filosofia del progetto è Tobia Zevi, assessore del Comune di Roma delegato al patrimonio e alle politiche abitative, che al quotidiano britannico racconta come il mare sia stato per troppo tempo "un simbolo di potere e arroganza". Una situazione che, secondo l'amministrazione capitolina, è destinata a cambiare.







