L'Etna si conferma un vulcano dalle dinamiche straordinarie e in continuo mutamento, modellato da variazioni altimetriche e dalla strettissima contiguità dei crateri sommitali. Tale configurazione ha fatto sì che, in numerosi episodi storici, i flussi di lava emessi da un condotto finissero per riversarsi direttamente in quello adiacente.

Negli anni più recenti, tra il 2015 e il 2024, si è assistito per esempio alla completa ostruzione della Bocca Nuova, colmata dal materiale fuoriuscito dalla vicina Voragine.

L'eruzione del 5-7 luglio 2026 ha tuttavia offerto ai vulcanologi un fenomeno particolarmente singolare. L'apertura di una frattura eruttiva, la cosiddetta "bottoniera", sul fianco settentrionale della Voragine ha generato una vigorosa colata che si è tuffata interamente nel cratere di Nord-Est.

Lo scenario, simile a una spettacolare cascata di lava incandescente, ha rivelato un dettaglio inatteso: pur a fronte di un afflusso continuo di magma, il condotto del Nord-Est ha inghiottito tutto il materiale senza colmarsi né occludersi, restando aperto e intensamente degassante.

Per quanto raro, un episodio analogo si verificò esattamente trent'anni fa, tra luglio e agosto del 1996, ma con i ruoli capovolti. In quella stagione fu infatti il cratere di Nord-Est — allora in attività stromboliana — a inondare con le proprie colate il condotto della Voragine per circa tre settimane, senza mai sigillarne il fondo.