Quando il rapinatore fugge, il pericolo è finito ovunque
Stefano Giordano
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«Forza Mario!», twittava il vicepremier Salvini, mentre il Generale Vannacci, a petto nudo su un palco, proclamava: «Siamo tutti Mario Roggero». La Cassazione, meno teatralmente, ha rigettato il ricorso: condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi per il gioielliere di Grinzane Cavour che il 28 aprile 2021, rapinato nel suo negozio, uscì in strada e sparò ai rapinatori ormai in fuga, uccidendone due e ferendone un terzo. I giudici di merito erano stati netti: quando partirono i colpi, l’aggressione era «totalmente conclusa», i banditi stavano salendo in auto, nessun pericolo incombeva più.
È il punto che i cantori del Far West fingono di non capire. La legittima difesa è un diritto antico ed essenziale — lo riconosceva già San Tommaso, e prima di lui il diritto romano col vim vi repellere licet — ma vive solo dentro i suoi limiti strutturali, come insegna Luzón Peña: pericolo attuale, reazione in continenti, non ex intervallo.











