Mucchi di vestiti a terra, oggetti che bloccano l’apertura delle finestre, vecchi giornali che invadono il piano dei fornelli, sacchetti che ostacolano l’accesso al bagno, elettrodomestici rotti che nessun tecnico sistemerà, perché in casa non può più entrare nessuno: troppo imbarazzo. Chi soffre di disturbo da accumulo, diagnosticato o meno, vive in stanze così. «Per questo il nostro lavoro è, innanzitutto, aiutare le persone a recuperare i loro spazi vitali, metterle in sicurezza nelle loro case, superando la devastante vergogna che provano». Irene Novello è una professional organizer e si occupa (anche) di situazioni così: quelle in cui il tema non è fare decluttering in un armadio affollato ma trovare il pavimento tra ammassi di cose, accumulate e inutilizzate. Perché su quel pavimento si possa ricominciare a camminare, respirare, vivere.

Se all’estero alcune “cleaner estreme” – come Bea Elton, Jo Powell, Victoria Gordon, Auri Kananen – sono diventate vere e proprie influencer, sdoganando il tema del disturbo da accumulo, nel nostro Paese lo scenario è diverso, e il livello di consapevolezza molto basso. Ma sta crescendo, pur lentamente. Tanto che Irene, insieme alle colleghe Sabrina Crippa e Rosa Farina, offre formazione ai servizi sociali nei Comuni più sensibili, da Bologna a Merano.