Il dramma in un edificio in costruzione nel quartiere Lido. L'appuntato ha tentato di convincerla a desistere, poi, quando ha capito che stava per lasciarsi andare, si è lanciato e l'ha afferrata salvandole la vita.
Un palazzo in costruzione, il vuoto del secondo piano e una ragazza sospesa, con la vita legata solo alla forza delle proprie dita e a una mente “poco serena”. Poteva essere l’ennesima tragedia della disperazione, si è trasformata in una storia di straordinario coraggio ordinario nel quartiere Lido a Squillace. A rivelare i dettagli del salvataggio è stato il generale Giovanni Pellegrino, Comandante provinciale dei Carabinieri di Catanzaro, che ha tracciato una linea netta tra il ricordo dei grandi martiri dell’Arma e il valore silenzioso dei militari che, ogni giorno, rischiano la pelle sulle strade nell’ambito di un’iniziativa sulla legalità a San Floro
Il negoziato nel vuoto e il riflesso decisivo
La dinamica del salvataggio restituisce la freddezza e l’intuizione dei tre carabinieri della Stazione di Squillace intervenuti sul posto: “C’erano il maresciallo comandante di stazione, un maresciallo allievo che sta facendo il tirocinio e un appuntato”, ha spiegato l’ufficiale. Di fronte alla ragazza pronta a lanciarsi dal secondo piano dell’immobile, i militari si sono divisi i compiti in una frazione di secondo: due sono rimasti a terra pronti a limitare i danni di un eventuale impatto, mentre l’appuntato si è lanciato in una corsa contro il tempo su per le scale grezze della struttura.Raggiunto il piano, il militare si è affacciato alla stanza e ha iniziato a parlarle, cercando un contatto emotivo, l’unico appiglio rimasto per evitare che la giovane si lasciasse andare. Ma il tempo stava per scadere. “Quando ha iniziato a vedere che le mani iniziavano a tremare – ha raccontato il generale – la situazione è entrata nella fase decisivia. È a quel punto che l’appuntato si è lanciato, l’ha presa e l’ha bloccata, salvandole la vita”.









