Pensioni. L'Inps avvia una nuova stretta sulle prestazioni collegate al reddito. Da agosto 2026 scatteranno infatti le prime trattenute per i pensionati che non hanno ancora trasmesso la dichiarazione reddituale relativa al 2022.Chi non regolarizzerà la propria posizione entro il 15 settembre, inoltre, rischia conseguenze ben più pesanti: la revoca definitiva della prestazione e il recupero delle somme percepite.
Pensione, scattano i tagli: ecco per chi La misura riguarda i titolari di prestazioni pensionistiche il cui importo dipende dal reddito personale o familiare. E non sono poche. Parliamo di integrazione al trattamento minimo, maggiorazioni sociali sulle pensioni, incremento al milione, quattordicesima, assegno sociale, prestazioni per invalidità civile collegate al reddito, bonus 154,94 euro, assegni familiari.L'Inps, con il messaggio numero 2394 del 17-07-2026, ricorda che il diritto a questi benefici viene verificato sulla base dei redditi effettivamente percepiti e che, quando tali informazioni non sono già disponibili negli archivi fiscali, è il pensionato ad avere l'obbligo di comunicarle.Perché scattano i tagli La campagna Red relativa ai redditi del 2022 si è conclusa il 31 marzo 2025. Per i pensionati residenti in Italia che, nonostante i solleciti, non hanno ancora inviato la dichiarazione, l'Inps applicherà una sospensione parziale della prestazione come ulteriore invito ad adempiere.La sospensione si traduce in una trattenuta pari al 5% dell'importo lordo della pensione del mese di luglio 2026, che verrà applicata sui ratei di agosto e settembre 2026.Restano esclusi dalla trattenuta i pensionati che percepiscono un assegno mensile pari o inferiore a 100 euro. Sul cedolino pensione comparirà la dicitura: "Trattenuta per mancata comunicazione reddito art. 35, comma 10-bis, D.L. n. 207/2008".Il termine del 15 settembre L'Inps sta inviando una comunicazione ai diretti interessati, disponibile anche nell'area riservata MyINPS e, se registrati, tramite PEC o e-mail. La data da segnare sul calendario è quella del 15 settembre 2026. Entro questo termine il pensionato dovrà presentare la domanda di ricostituzione reddituale, indicando i redditi percepiti nel 2022.La richiesta può essere inoltrata direttamente dal sito dell'Inps utilizzando SPID, Carta d'Identità Elettronica, CNS o eIDAS. In alternativa è possibile rivolgersi gratuitamente a un patronato, che potrà assistere nella compilazione e nell'invio della pratica.Dopo la trattenuta arriva la revoca Se entro il 15 settembre la dichiarazione reddituale non verrà presentata, l'Inps procederà alla revoca definitiva delle prestazioni collegate al reddito riferite all'anno 2022.Non solo. L'Istituto avvierà anche il recupero delle somme eventualmente erogate e risultate non dovute. La revoca scatterà anche per i pensionati con assegni inferiori a 100 euro mensili, che non subiscono la trattenuta del 5% ma restano comunque soggetti all'obbligo di presentare la dichiarazione.Chi è interessato Il provvedimento riguarda esclusivamente i pensionati titolari di prestazioni collegate al reddito che non hanno ancora comunicato i redditi relativi al 2022 e per i quali tali informazioni non risultano già acquisite dall'Inps tramite l'Agenzia delle Entrate.Per evitare la perdita della prestazione è quindi fondamentale verificare la propria posizione e, se necessario, presentare tempestivamente la domanda di ricostituzione reddituale entro la scadenza fissata dall'Istituto.









