Sin dalla crisi del grano sul Mar Nero, la Turchia si è proposta come voce neutra per offrire un contributo al conflitto, ma nel corso del tempo ha rafforzato la propria posizione, in linea con la traccia europea di sostegno a Kyiv. Non solo ha svolto un ruolo di mediazione in diversi accordi di scambio di prigionieri tra Russia e Ucraina, ma ha ospitato a Istanbul i primi colloqui di pace tra Russia e Ucraina
Il tavolo diplomatico sulla crisi in Ucraina necessita di una serie di triangolazioni geopolitiche per avere effetto. Una di esse passa dall’asse Kyiv-Ankara, con al suo interno le riflessioni strategiche fatte dal governo italiano in seno al concetto di difesa (Ucraina e Mediterraneo sono quadranti interconnessi). Nel mezzo, la consapevolezza che il “formato di Istanbul” potrebbe essere l’ultima carta da giocare circa i negoziati di pace tra i paesi del Mar Nero.
Le relazioni fra Ucraina e Turchia
Al ministro degli Esteri turco Hakan Fidan è stato conferito l’Ordine al Merito di seconda classe: così il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha elogiato gli sforzi di mediazione in corso da parte della Turchia, esprimendo gratitudine ad Ankara per il suo lavoro diplomatico volto a negoziare con la Russia. Sin dalla crisi del grano sul Mar Nero, la Turchia si è proposta come voce neutra per offrire un contributo al conflitto, ma nel corso del tempo ha rafforzato la propria posizione, in linea con la traccia europea di sostegno a Kyiv. Non solo ha svolto un ruolo di mediazione in diversi accordi di scambio di prigionieri tra Russia e Ucraina, ma ha ospitato a Istanbul i primi colloqui di pace tra Russia e Ucraina. Lo stesso Fidan ha più volte riaffermato l’importanza dello schema rappresentato dal “formato di Istanbul” dei negoziati di pace tra i paesi del Mar Nero.






