L'operazione non è un semplice riassetto finanziario né un'ordinaria acquisizione di borsa: è la nascita del campione nazionale delle reti, la fusione a freddo tra la presenza fisica più capillare del Paese e la sua principale dorsale tecnologica. Con il via libera di ieri, della Consob all'offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) volontaria e totalitaria promossa da Poste Italiane su Telecom Italia - sancito dalla delibera n. 24080 del 15 luglio 2026 - l'operazione supera di slancio i tecnicismi di Piazza Affari per definire un polo infrastrutturale unico in Europa.La finestra di adesione, fissata dal 20 luglio all'11 settembre 2026 per complessivi 40 giorni di borsa aperta, chiama gli azionisti a decidere sulla creazione di un gigante integrato da cui passerà la quasi totalità delle transazioni, delle connessioni e dei servizi strategici dell'Italia nei prossimi decenni. Sul piano squisitamente strategico, la mossa del gruppo guidato da Matteo Del Fante esplicita un obiettivo chiaro: trasformare Poste nel pivot assoluto della digitalizzazione del Paese, superando una volta per tutte la condizione di operatore telefonico virtuale per assumere il controllo diretto della rete di telecomunicazioni e dei data center di Tim. L'unione tra gli oltre 12 mila uffici postali e la rete a banda ultralarga del gruppo telefonico di cui è ad Pietro Labriola, crea una piattaforma omnicanale senza eguali, capace di veicolare in modo nativo e sicuro un ecosistema che spazia dai servizi finanziari ai pagamenti digitali, dalla logistica di ultimo miglio fino alle forniture energetiche, al cloud e alla connettività. Più che una diversificazione, si tratta di una convergenza industriale che trasforma la rete fisica in un punto d'accesso digitale e la rete di telecomunicazioni nell'ossatura portante per i servizi alla Pubblica Amministrazione, alle imprese e ai cittadini. Sul fronte finanziario, l'architettura dell'Opas risponde alla necessità di sostenere un progetto di tale portata garantendo la massima disciplina di bilancio. Per ciascuna azione Tim portata in adesione, Poste Italiane riconoscerà un corrispettivo misto composto da 1,67 euro in contanti e 0,218 azioni ordinarie di nuova emissione dell'offerente. Questa calibrazione - rettificata per tenere conto del raggruppamento azionario deliberato da Tim ed entrato in vigore il 15 giugno scorso - consente a Poste di tutelare i propri ratio patrimoniali senza appesantire eccessivamente il debito, offrendo al contempo ai soci del gruppo telefonico una quota di liquidità immediata e l'ingresso nel capitale del nuovo polo per beneficiare delle imponenti sinergie industriali attese.
Poste-Tim, via libera della Consob. Opas dal 20 luglio all’11 settembre
L'operazione non è un semplice riassetto finanziario né un'ordinaria acquisizione di borsa: è la nascita del campione nazionale delle reti, la fusione a freddo tra la...











