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Un’inchiesta condotta BBC Eye ha fatto emergere le responsabilità di Instagram in India per la diffusione di annunci di materiali a pagamento contententi “video di stupro” e “video di minori”. Questi avrebbero rimandato ad acquisti da concludere sul canale Telegram per 99 rupie, circa 8o pence. Divya Arya, giornalista con più di quindici anni di esperienza nel giornalismo investigativo e specializzata in diritti umani, riporta la genesi dell’intera vicenda.
Tutto è iniziato quando BBC ha creato un account con nome falso su Instagram una volta notato che la piattaforma proponeva contenuti sessualmente allusivi, anche quando un utente non li aveva cercati esplicitamente. Erano quasi sempre video di donne che parlavano della vita quotidiana in India in abiti provocanti. Una volta iniziati a seguire, sul feed sono comparsi, nel giro di poco, annunci pubblicitari di donne che offrivano videochiamate, bambini in situazioni esplicite. I sopra menzionati link ai canali Telegram.
Pubblicata l’inchiesta, il governo ha chiesto a Instagram di rimuovere le inserzioni. Inoltre, il Ministero dell’Elettronica e delle Tecnologie dell’Informazione indiano si è affrettato a notificare una diffida a Meta, la società che gestisce Instagram: in India la diffusione di materiale pornografico e pedopornografico costituisce reato. Meta ha inoltrato una relazione dettagliata sabato scorso, giorno 11, termine ultimo di ricezione fissato dal governo. Da lunedì, il documento è in corso di valutazione.







