Contenuto tratto dal numero di luglio 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

È in testa al Mondiale di F1, ma rimane un ragazzo di 19 anni che ha come idoli i genitori. Kimi Antonelli racconta cosa vuol dire arrivare in cima quando tanti devono ancora scegliere cosa fare nella vita. E non si sottrae al ruolo di modello e ispirazione: “Voglio mostrare che, anche se si è molto giovani, si possono fare grandissime cose”.

A 19 anni c’è chi deve ancora decidere che cosa fare da grande e chi, invece, è già in vetta al mondo della Formula 1. Andrea Kimi Antonelli appartiene alla seconda categoria. Il ragazzo di Bologna, che fino a pochi anni fa veniva raccontato come predestinato, è diventato qualcosa di più: il volto di una nuova generazione di campioni cresciuti.

Eppure, dietro ai numeri resta un adolescente come tanti altri, con i piedi piantati a terra. Dopo aver raccolto il testimone più pesante possibile, quello lasciato da Lewis Hamilton in Mercedes, Antonelli ha trasformato le aspettative in risultati. Dalla prima vittoria in Cina alla serie di successi che lo ha proiettato in vetta al Mondiale, tra cui quello di Monaco che lo ha consacrato come il più giovane vincitore nella storia del Principato, il 2026 sta assumendo i contorni dell’esplosione. Si parla ormai di lui come del campione da battere. La cosa più interessante di Antonelli, al di là della velocità, è il contrasto. Da una parte il pilota che cerca costantemente il limite a oltre 300 chilometri orari; dall’altra un ragazzo giovanissimo che parla di famiglia, vita a Bologna e responsabilità. “Ci tengo molto a dare il giusto esempio ai ragazzi che mi seguono: anche da giovani si possono fare grandissime cose”, racconta. Emerge così il ritratto di un giovane talento che non perde di vista chi era prima che il mondo iniziasse a guardarlo.