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Alessandro Fulloni

In aula risuonano le parole del testimone-chiave Gianni Mion: «Sapevamo che il Morandi aveva un problema di progettazione, a quella riunione c'erano tutti»

«Nel 2010 seppi che poteva cadere ma non dissi nulla. Perché non ho parlato? Forse temevo di perdere il lavoro». Tribunale di Genova, 23 maggio 2023, udienza al processo per il crollo del Morandi. In aula risuonano le parole di un testimone-chiave, Gianni Mion, ex ad di Edizione, la holding dei Benetton che all’epoca della tragedia controllava Autostrade per l’Italia (Aspi). Frase choc, ma per niente diversa da altre — tante, e giunte da manager e addetti ai controlli — trovate nel mosaico giudiziario di intercettazioni, deposizioni, documenti.

Per arrivare all’ultima verità sul ponte Morandi, quella verità fotografata nella sentenza di ieri che ha messo a fuoco le responsabilità dei 32 condannati in primo grado, quel mosaico va ricomposto inserendo al posto giusto ogni tessera.