La corsa è partita prima ancora che i giudici si pronunciassero come se fosse vitale posizionarsi, costringere gli altri a rincorrere. Mercoledì mattina le truppe di Roberto Vannacci erano fuori dal palazzo della Cassazione: Mario Roggero uno di noi. Venti minuti dopo la condanna Matteo Salvini ha fatto la sua mossa: la richiesta di grazia «perché un uomo onesto a 72 anni non merita di condividere una cella con dei veri criminali». Subito dopo ha evocato un’estensione del perimetro della legittima difesa. Poi gli ha offerto una candidatura. La Lega si è mossa in blocco. Fratelli d’Italia ha fiutato il clima ed è andata in pressing sul ministro della Giustizia Nordio perché avviasse d’ufficio la procedura per la grazia al gioielliere di Grinzane Cavour. I parlamentari di maggioranza hanno avviato una raccolta firme. E poi i ministri. Guido Crosetto: «Ciò che è accaduto è ingiusto, incomprensibile e anche difficile da accettare, va esperita ogni possibilità perché possa tornare a casa». Antonio Tajani: «Un uomo che ha sbagliato ma per difendere la propria famiglia. Credo che meriti il perdono della società». Persino un ultra moderato come il presidente del Piemonte Alberto Cirio di buon mattino schiera la Regione a difesa del gioielliere: «Il Piemonte non lo lascia solo ed è al fianco suo e della sua famiglia se vorranno avviare il percorso di richiesta della grazia. È un atto di perdono istituzionale da parte del massimo garante della Costituzione, il presidente della Repubblica, per chi può aver sbagliato, ma ha certamente agito sotto l’effetto di un grave e pregresso turbamento emotivo e a difesa della sua famiglia». Come a chiudere un cerchio si ritorna a Futuro nazionale: «Ipocrita parlare di grazia ora, sarebbe bastato votare il nostro emendamento al decreto Sicurezza che prevedeva di superare il rapporto di proporzionalità tra difesa e offesa, invece il centrodestra ha votato contro». La logica della curva Ora a destra è Vannacci a dettare l’agenda: gli altri osservano preoccupati e cercano di non fargli guadagnare ulteriore terreno. Rincorrono e rilanciano. Mario Roggero, da tempo e a furor di popolo, è protagonista di una narrazione: il cittadino onesto indifeso davanti ai criminali, punito per aver reagito da quello Stato che non ha saputo difenderlo. Lui stesso ha contribuito a farsi personaggio e bandiera: le dirette social, le ospitate in radio e tv. Non importa che video, indagini, testimonianze restituiscano una realtà impossibile da smentire: ha rincorso i rapinatori, ha sparato mentre fuggivano. Tantomeno che la Giustizia per tre volte l’abbia considerato colpevole. La narrazione si è imposta perché marginalizza i fatti e agita le paure. E proprio per questo diventa capitale politico da contendersi. O da capitalizzare, soprattutto a destra, in una rincorsa che non risponde alla logica del diritto ma all’incitamento della curva. La difesa “sempre legittima” La legittima difesa è un tassello fondante della recente costruzione dell’identità della destra. Anno 2019, il Parlamento approva la riforma voluta dalla Lega: il Movimento 5 Stelle - che oggi si indigna - la vota perché fa parte dell’accordo di governo, Fratelli d’Italia e Forza Italia si accodano dall’opposizione. «La difesa è sempre legittima», scandisce Salvini in versione ministro dell’Interno. Lo dirà anche due anni dopo quando Massimo Adriatici, assessore alla Sicurezza - anche lui leghista - di Voghera spara a uomo di origini marocchine: è stato condannato a 12 anni per omicidio volontario. Ma adesso se la legge non consente di assolvere il gioielliere si invoca la grazia e prima ancora che entri in carcere. O si propone di cambiare di nuovo la legge. Ora a destra della destra c’è chi dice - e promette - ciò che altri non possono più dire né fare dai banchi del governo. Vannacci invoca la stretta securitaria, la maggioranza con il decreto Sicurezza estende ai minorenni il fermo preventivo per condotte pericolose nei luoghi di movida. Vannacci arruola Roggero, che ha ucciso due uomini in fuga, FdI sfodera la grazia. Il cortocircuito di una campagna elettorale già in pieno svolgimento.