HomeAscoliCronacaDall’ansia alla tristezza: "Era una persona perbene"Il paese ha sperato per tutta la notte, poi il rinvenimento dell’uomoAngelo VelenosiRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciPer tutta la notte Abetito ha vissuto sospesa tra la speranza e la paura. Le luci accese nelle case, i telefoni che continuavano a squillare, le persone che si chiedevano se ci fossero novità. Tutti aspettavano una sola notizia: che Angelo Velenosi fosse stato ritrovato vivo. Invece, all’alba, è arrivata quella che nessuno avrebbe mai voluto sentire. Il corpo di Angelo Velenosi, 70 anni, originario di Acquasanta è stato ritrovato sul fondo di un crepaccio, in una zona impervia dei boschi dove il giorno prima era uscito per cercare funghi. Una tragedia che ha spento in un istante le speranze di un’intera comunità. L’allarme era scattato nel pomeriggio di mercoledì, quando Angelo non aveva fatto ritorno a casa.
Ancora prima dell’arrivo dei soccorsi organizzati, sono stati gli abitanti di Abetito a mettersi in cammino. C’era chi conosceva ogni sentiero, chi chiamava il suo nome tra gli alberi, chi perlustrava i punti più difficili nella speranza di scorgerlo, magari ferito, in attesa di aiuto. Con il passare delle ore alle ricerche si sono uniti i soccorritori, impegnati per tutta la notte in un’operazione complessa e delicata. Ogni minuto che passava rendeva l’attesa sempre più pesante, ma nessuno voleva smettere di credere che Angelo potesse essere salvato. Poi, nelle prime ore del mattino, la tragedia. Il ritrovamento del corpo ha lasciato il paese senza parole. Abetito oggi è un luogo attraversato dal silenzio. Un silenzio che racconta più di qualsiasi parola. Qui Angelo trascorreva le vacanze insieme alla moglie Teresa. Era un volto familiare, un uomo discreto, sempre pronto a salutare con un sorriso, rispettato e benvoluto da tutti. "Era una persona perbene, riservata ma sempre gentile. Uno di quelli che non fanno rumore, ma che lasciano un segno nel cuore di chi li conosce", raccontano gli amici con gli occhi lucidi. Davanti alla casa della famiglia si susseguono gli abbracci, le lacrime e i gesti di vicinanza. In tanti si sono stretti attorno alla moglie Teresa e alla figlia Serena, condividendo un dolore che non appartiene soltanto alla famiglia, ma all’intera comunità. Per tutta la notte Abetito aveva sperato nel lieto fine. Aveva immaginato Angelo infreddolito, magari ferito, ma vivo, pronto ad abbracciare di nuovo i suoi cari. Invece il destino ha scritto un epilogo diverso, il più crudele. Oggi il paese piange uno dei suoi uomini stimati. Piange una persona semplice, legata alla famiglia e alla sua terra, e conserva il ricordo di una notte in cui un’intera comunità ha cercato di sfidare il destino, senza mai perdere la speranza. Una speranza che si è infranta all’alba, lasciando soltanto un grande, immenso dolore.







