Roma. Mercoledì, durante la giornata di apertura della Fiera del Libro di Hong Kong, la polizia è entrata in due piccole librerie indipendenti nel quartiere di Kowloon e ha arrestato cinque persone, due uomini e tre donne, con l’accusa di aver venduto pubblicazioni con “contenuti sediziosi” che incitavano all’odio contro il governo. Il segretario alla sicurezza, Chris Tang, ha detto che il mestiere di libraio implica la responsabilità di “assicurarsi che i libri che vende non mettano in pericolo la sicurezza nazionale”, allo stesso modo in cui un venditore di cibo si assicura che la sua merce non sia scaduta o avariata, parlando dei librai come “criminali” che non vanno lasciati impuniti. E’ la terza volta in pochi mesi che la polizia di Hong Kong arresta i proprietari di librerie indipendenti secondo la legge sulla sicurezza nazionale del 2024, che in caso di condanna rischiano fino a sette anni di carcere.Una delle due librerie perquisite, Have a Nice Stay, è stata fondata e gestita da giornalisti locali dopo che la loro testata era stata chiusa nel 2021 con lo stesso metodo. Si erano reinventati, avevano resistito, poi pochi giorni fa aveva annunciato sui social media la chiusura il prossimo 30 agosto, parlando genericamente di ragioni finanziarie, il clima sociale e una “sfuggente linea rossa” sul materiale considerato “problematico”. Con lo stesso capo d’accusa erano stati arrestati il mese scorso l’ex consigliera di quartiere Leticia Wong nella sua libreria Hunter Bookstore e a marzo quattro dipendenti della libreria Book Punch, fra i testi incriminati c’era la biografia di Jimmy Lai, la storia del fondatore di Apple Daily condannato a febbraio a vent’anni di carcere. Prima delle proteste del 2019 e l’introduzione della legge che ha silenziato ogni forma di dissenso, a Hong Kong il termine “libri proibiti” non esisteva, perché erano già ovunque: tutta la letteratura censurata nella Repubblica popolare cinese nel giro di pochi mesi diventava bestseller nell’ex colonia britannica. Ora la polizia di Hong Kong dice che non esiste una lista di libri illegali, perché il problema non sono i titoli, ma i contenuti.