«La facoltà di Medicina in Basilicata sta crescendo, essendo passata dai 60 iscritti del primo anno, agli 83 dell’anno scorso. Quest’anno rispondendo alle sollecitazioni del Ministero, supereremo i 90 iscritti. Questo è un dato positivo, non tanto per il numero ma perché consente di formare giovani medici che saranno necessari, in particolare sul nostro territorio. Abbiamo anche avanzato richiesta al Ministero per l’apertura delle scuole di specializzazione. Gli esiti li avremo tra poche settimane e questo è un ulteriore tassello del progetto che chiamiamo Medicina». Ignazio Marcello Mancini, rettore dell’Università degli Studi della Basilicata, racconta, con orgoglio, i numeri che il corso di laurea in Medicina e Chirurgia vede crescere in Basilicata. A pochi mesi dal passaggio di testimone con il professore Fabrizio Caccavale (che entrerà in carica ad ottobre) è a margine della presentazione della campagna di immatricolazioni, per l’anno accademico 2026-2027, che parla del futuro di Medicina ma anche dello stesso «Ateneo che opera in un bacino piccolo, ma per questo molto attento ai rapporti stretti con i propri iscritti: un limite e una forza allo stesso tempo».
«Lascio un’Università in buona salute. Fortunatamente nonostante la circostanza che le risorse ministeriali non siano cresciute quanto ci saremmo aspettati, negli ultimi anni, beneficiamo del finanziamento regionale che è arrivato a 14 milioni. È un’Università in buona salute in cui si sono fatti tanti passi in avanti, si sono superati momenti difficili, ma c’è ancora tanto da fare», spiega, dicendosi soddisfatto del valore dell’Unibas «in cui l’80% dei laureati è il primo di famiglia, a fronte del dato nazionale del 65%», ma anche rammaricato «per una crescita numerica che non arriva».






