Sotto sotto, magari inconsciamente, il commissario tecnico dell’Inghilterra Thomas Tuchel è appassionato di calembour, oltre a essere un fine storico della sua città, Krumbach, Germania, distretto bavarese-svevo di Günzburg. Il suo paese per secoli è stato conosciuto dai ricchi signori europei e non solo europei per la scuola di argenteria, che a dire di Giorgio II, sovrano di Gran Bretagna e d’Irlanda tra il 1727 e il 1760, “una delle espressioni più alta e raffinata dell’argenteria” e apprezzatissima pure dalla regina Vittoria che tra il 1837 e 1901 in diverse occasioni commissionò monili d’argento per la corona. Dalla scuola di argenteria di Krumbach uscì anche Bernhard Krüger che per quattro anni, sotto la presidenza di Julio Argentino Roca abbellì la Casa Rosada, la sede degli uffici del presidente della Repubblica argentina, di oggetti d’argenteria.Dall’argenteria all’Argentina è un attimo, un calembour appunto. Soprattutto se si viene da Krumbach. Deve essere per questo, difficile trovare altre spiegazioni, che Thomas Tuchel ha inconsciamente preso la decisione di buttare al vento quello che l’Inghilterra aveva fatto per cinquantacinque minuti, ossia rendere all’Argentina complicata la vita in campo e provare ad attaccare. Sul risultato di 1-0, il ct della Nazionale inglese ha rinunciato all’attacco, ha dato ai suoi l’ordine dell’indietro tutta, quello che diede anche il comandante Edward J. Smith ai macchinisti del Titanic, imponendo loro il solo obbiettivo di non prendere gol.Non si riesce mai a evitare la beffa quando si stravolge lo spirito di una squadra. Non può che andare tutto a scatafascio quando si impone a una compagine che gioca per attaccare, il principio del primo non prenderle. E infatti è andato tutto a scatafascio. Non ci si improvvisa difensivisti, è una forma di assoluto sacrificio per il quale serve una scrupolosa attenzione. E l’Inghilterra non era pronta a tutto ciò. Come Lionel Messi e compagni non erano pronti ad abbandonare le speranze di un’altra grande festa per le strade d’Argentina.Fino al dicembre di quattro anni fa, Lionel Messi era il grande campione che aveva a lungo rischiato di non vincere la Coppa del mondo. Quattro anni dopo, nel tramonto americano di una carriera strepitosa, si ritrova vicino a un’impensabile sino a un lustro fa doppietta mondiale. L’Argentina giocherà un’altra finale, questa volta contro la Spagna, e gran parte del merito è del numero 10 che a trentanove anni e dopo quattro stagioni di prepensionamento calcistico a Miami è ancora capace di prendere per le mani un gruppo di giocatori talentuosi, far credere loro che tutto è possibile. Una leadership ineccepibile, un meraviglioso esempio di guida calcistico-spirituale. Molti pseudo guru non si avvicinano nemmeno ai risultati del capitano dell’Argentina.Nel pomeriggio di Atlanta, Lionel Messi ha concesso prima l’assist al’1-1 di Enzo Fernández, poi quello del 1-2 di Lautaro Martínez che ha concesso all’Argentina la finale e all’Inghilterra lo psicodramma. E qui il gioco del pallone ha fornito la sua malvagia ironia. Perché l’attaccante dell’Inter dal basso dei suoi 174 centimetri ha spinto di testa il pallone tra i lungagnoni difensori inglesi. Ironia che in Inghilterra non avranno apprezzato.
L'Argentina è in finale ai Mondiali. Il calembour di Tuchel
La Nazionale argentina ha battuto l'Inghilterra per 1-2. Prima Enzo Fernández e poi Lautaro Martínez hanno trasformato in gol i palloni che Lionel Messi ha dato loro. Il ct inglese però ci ha messo del suo per perdere la semifinale










