È il primo Stato americano a sospendere i permessi per i grandi centri di calcolo. Lo stop durerà fino a un anno e servirà a stabilire chi dovrà pagare le nuove infrastrutture elettriche richieste dall’AI. La governatrice Kathy Hochul: i costi non possono ricadere su famiglie e piccole imprese È il primo Stato americano a sospendere i permessi per i grandi centri di calcolo. Lo stop durerà fino a un anno e servirà a stabilire chi dovrà pagare le nuove infrastrutture elettriche richieste dall’AI. La governatrice Kathy Hochul: i costi non possono ricadere su famiglie e piccole impreseQuasi 12 gigawatt di richieste per collegare nuovi data center alla rete elettrica di New York. Più di otto sono arrivati nel solo 2025. Di fronte a una domanda cresciuta in pochi mesi, la governatrice Kathy Hochul ha deciso di fermare per un anno le autorizzazioni ambientali per i centri di calcolo più grandi, quelli in grado di assorbire almeno 50 megawatt.New York è così diventato il primo Stato americano a introdurre una moratoria generale sui data center di queste dimensioni. La decisione riguarda le strutture costruite per ospitare migliaia di server destinati all’intelligenza artificiale, ai servizi cloud e alle piattaforme digitali. Impianti che consumano elettricità ventiquattr’ore su ventiquattro e possono richiedere nuove linee, sottostazioni e centrali per essere collegati alla rete.Il punto sollevato dall’amministrazione non è soltanto quanta energia useranno, ma chi pagherà per produrla e trasportarla. Se gli interventi vengono finanziati dalle società elettriche e poi recuperati attraverso le tariffe, una parte del costo finisce nelle bollette di famiglie e imprese. Ed è proprio questo che Hochul vuole impedire.Una moratoria meno assoluta di quanto sembriLo stop è stato annunciato come un blocco alla costruzione di nuovi data center, ma il provvedimento ha confini più precisi. Il dipartimento per la Conservazione ambientale dovrà sospendere le richieste di permessi statali discrezionali che non erano già state dichiarate complete il 14 luglio, giorno della firma dell’ordine esecutivo.I progetti che hanno già completato quella fase potranno quindi andare avanti. Restano fuori anche i permessi rilasciati direttamente dalle amministrazioni locali e le strutture usate soprattutto per attività produttive, ricerca scientifica, università e assistenza sanitaria. Tra le eccezioni compare Empire AI, il consorzio finanziato dallo stesso Stato di New York per mettere capacità di calcolo a disposizione delle università.La definizione adottata dall’ordine esecutivo comprende soltanto i centri che consumano o possono consumare almeno 50 megawatt. La moratoria non fermerà quindi ogni sala server o struttura digitale dello Stato. Colpirà i progetti hyperscale, i grandi complessi costruiti per gestire carichi di lavoro continui e ad alta intensità, sempre più spesso legati allo sviluppo e all’utilizzo dei modelli di intelligenza artificiale.Durante la pausa, che potrà durare fino a un anno, le autorità dovranno preparare una valutazione ambientale comune. Saranno esaminati il fabbisogno energetico, l’uso e la qualità dell’acqua, l’inquinamento atmosferico, il rumore e gli effetti sulle comunità più vulnerabili. Una volta approvate le nuove regole, i progetti potranno ripartire rispettando gli standard statali e le autorizzazioni locali.Dodici gigawatt in attesa della reteLa misura arriva dopo un’accelerazione che ha sorpreso gli stessi gestori del sistema elettrico. A maggio 2026 le richieste di collegamento dei data center inserite nella coda del New York Independent System Operator sfioravano i 12 gigawatt. Oltre due terzi erano stati aggiunti nel corso del 2025.Una richiesta di connessione non corrisponde necessariamente a un progetto che verrà costruito. Le aziende possono presentare piani preliminari, ridimensionarli o abbandonarli. Per la rete, però, anche gli annunci hanno un costo: le società elettriche devono studiare l’impatto delle nuove utenze e programmare gli interventi necessari per servirle.Il rischio è quello degli stranded assets, infrastrutture costruite in previsione di consumi che poi non arrivano. Una linea o una sottostazione realizzata per un data center cancellato deve comunque essere pagata. Senza regole specifiche, il costo può essere distribuito tra tutti gli utenti.Già a febbraio la Public Service Commission di New York aveva aperto un procedimento per modificare le modalità con cui i grandi consumatori vengono collegati alla rete. L’obiettivo dichiarato era proteggere gli altri clienti dagli aumenti dovuti alle nuove infrastrutture, facendo pagare ai progetti ad alto consumo una quota più ampia dei costi che producono.Chi deve pagare l’espansione dell’AIIl principio indicato dall’amministrazione è quello del «beneficiary pays»: paga chi beneficia dell’investimento. I data center potrebbero essere chiamati a versare contributi anticipati per rafforzare la rete, a partecipare ai programmi che riducono i consumi nei momenti di maggiore domanda oppure a finanziare nuove fonti di energia e sistemi di accumulo dedicati alle proprie attività.L’ordine esecutivo chiede anche di valutare un New York Grid Acceleration Fund. I contributi degli operatori servirebbero a finanziare le opere elettriche e a creare una forma di assicurazione contro i progetti speculativi o cancellati. In questo modo il rischio industriale rimarrebbe in capo alle aziende invece di essere trasferito sulle tariffe.Il legame tra data center e bollette non significa che ogni nuovo impianto produca automaticamente un aumento. Molto dipende dalle regole tariffarie, dalla disponibilità di energia e dal modo in cui vengono finanziate le infrastrutture. La scelta di New York è preventiva: stabilire la ripartizione dei costi prima che vengano impegnati miliardi di dollari per ampliare la rete.È una questione diventata nazionale. Anche la Casa Bianca, pur sostenendo una rapida espansione dell’intelligenza artificiale, ha lavorato con aziende tecnologiche e società elettriche a un impegno per evitare che i contribuenti finanzino gli impianti necessari ai data center.I consumi sono destinati a crescereL’urgenza deriva dalle dimensioni raggiunte dall’infrastruttura digitale. Secondo il Lawrence Berkeley National Laboratory, nel 2023 i data center assorbivano il 4,4 per cento dell’elettricità prodotta negli Stati Uniti. Entro il 2030 la loro quota potrebbe arrivare all’11,8 per cento, con una forbice compresa tra il 9,5 e il 15,3 per cento.L’intelligenza artificiale è il principale motore di questa crescita. I modelli più avanzati vengono addestrati e utilizzati attraverso grandi gruppi di processori, sistemati in edifici che devono garantire alimentazione e raffreddamento senza interruzioni. Nel 2025 il consumo elettrico mondiale dei data center è aumentato del 17 per cento; quello delle strutture concentrate sull’AI è cresciuto ancora più velocemente.Per oltre un decennio la domanda di elettricità negli Stati Uniti era rimasta quasi stabile. Ora ha ripreso a salire e l’Energy Information Administration attribuisce una parte decisiva dell’aumento ai grandi centri di calcolo. Per il 2027 l’agenzia prevede la crescita più forte registrata dal sistema elettrico americano dall’inizio del secolo.Acqua, incentivi e benefici per le comunitàL’elettricità è soltanto uno dei problemi esaminati dalla moratoria. I data center hanno bisogno di raffreddare continuamente i server e, a seconda della tecnologia utilizzata, possono consumare grandi quantità d’acqua. New York dovrà verificare se le regole attuali siano sufficienti a tutelare falde, fiumi e acquedotti nelle aree in cui verranno costruiti i nuovi impianti.Le amministrazioni locali riceveranno inoltre indicazioni per negoziare con gli sviluppatori. I contributi potranno essere destinati alle infrastrutture, alla riduzione delle spese energetiche, agli asili, alle scuole, alla formazione dei lavoratori e ai servizi pubblici.Hochul ha annunciato anche l’intenzione di eliminare le esenzioni dall’imposta sulle vendite per i data center più grandi. È uno dei punti più delicati della discussione: gli impianti attirano investimenti miliardari e creano molti posti di lavoro durante la costruzione, ma una volta entrati in funzione hanno bisogno di un numero relativamente ridotto di dipendenti. Lo Stato vuole quindi misurare con maggiore precisione il rapporto tra incentivi concessi, risorse utilizzate e vantaggi lasciati sul territorio.La legge più severa approvata dal ParlamentoLa moratoria firmata dalla governatrice è arrivata dopo il voto del Parlamento statale, che aveva approvato il Responsible Data Center Development Act. La legge prevede una pausa di un anno per i nuovi permessi ambientali e regole specifiche per le strutture che superano i 20 megawatt, una soglia molto più bassa rispetto a quella scelta dall’ordine esecutivo.Il testo chiede una categoria tariffaria separata per i grandi data center, che dovrebbero coprire integralmente i costi aggiuntivi imposti alle reti elettriche e idriche. Prevede inoltre audizioni pubbliche, obiettivi di efficienza energetica, investimenti nelle comunità ospitanti e un progressivo aumento dell’energia rinnovabile utilizzata dagli impianti.La legge resta sul tavolo della governatrice. L’ordine esecutivo permette intanto all’amministrazione di intervenire immediatamente, ma con un perimetro più ristretto.Lo scontro con TrumpLa decisione ha aperto anche un fronte politico. Donald Trump ha accusato New York di voler allontanare investimenti, posti di lavoro ed entrate fiscali. Ha definito i data center «macchine da soldi» e ha sostenuto che i progetti finiranno in Texas, Florida, Arizona o Alabama. Secondo il presidente, rallentare la costruzione delle infrastrutture potrebbe inoltre favorire la Cina nella corsa all’intelligenza artificiale.Lo scontro riassume il problema che molti Stati americani stanno cercando di affrontare. Le grandi aziende tecnologiche chiedono reti più potenti, nuove centrali, acqua e terreni per sostenere la crescita dell’AI. Le comunità vogliono sapere quanto dovranno pagare e quali benefici riceveranno in cambio.A New York la risposta, almeno per il prossimo anno, è una pausa. Prima di autorizzare altri impianti, lo Stato vuole stabilire chi finanzierà la loro elettricità, quanta acqua potranno usare e quali obblighi avranno verso i territori che li ospitano. La corsa all’intelligenza artificiale è arrivata alla rete elettrica. E da qui in poi il suo costo sarà sempre più difficile da nascondere.Tag LEGGI ANCHE L'E COMMUNITYEntra nella nostra community Whatsapp