Le aziende italiane “hanno l’opportunità concreta di integrarsi nelle filiere mondiali della robotica intelligente. Ed è qui che si inserisce il ruolo di Assolombarda quale gateway stabile tra il nostro territorio e il mondo, per portare sempre più le nostre aziende dentro questa nuova filiera strategica”, rimarca ad AI4Business Alvise Biffi, presidente di Assolombarda, l’associazione degli industriali delle province di Milano, Monza Brianza, Lodi e Pavia.E sugli sviluppi dell’AI nelle imprese, spesso veloci e diffusi in quelle di grandi dimensioni e più strutturate, più lenti e frammentati in quelle più piccole: “ci sono freni culturali, ma il problema centrale è il mismatch di competenze e la difficoltà delle organizzazioni più piccole di assorbire l’innovazione”. Micro e piccole imprese “rischiano di rimanere indietro. Questa è un’altra sfida che dobbiamo governare”.Il presidente di Assolombarda fa il punto della situazione e traccia le prospettive di sviluppo per le imprese, che devono affrontare – e valorizzare al meglio – le trasformazioni tecnologiche, produttive e lavorative in corso, spinte dall’intelligenza artificiale, ma non solo.Indice degli argomenti:

Gli impatti e gli squilibri portati dall’AIAlcune indicazioni per le aziende e i managerI freni e le difficoltà di assorbire l’innovazioneIl binomio tra intelligenza artificiale e produttivitàProgetto ForgIA, per rendere l’AI un motore dell’IndustriaLe attività con UCIMU e una nuova piattafroma dedicataLa collaborazione con il Politecnico di MilanoIl settore privato deve osare di piùConnessioni critiche tra AI ed energiaPuntare a sovranità tecnologica e autonomia strategicaLe opportunità nella Physical AI e robotica intelligenteGli impatti e gli squilibri portati dall’AICome valuta e che considerazioni si possono fare sull’impatto che l’intelligenza artificiale sta avendo sulle imprese, e in particolare su quelle dell’area di Assolombarda?“L’avvento dell’AI rappresenta un vero e proprio cambio di paradigma per il nostro sistema industriale. Spesso uso una metafora: l’intelligenza artificiale sarà per questa generazione di imprese ciò che l’elettricità è stata per l’industria del Novecento. Una tecnologia, insomma, destinata a modificare in profondità ogni settore produttivo. Nel territorio di Assolombarda – che comprende Milano, Monza Brianza, Lodi e Pavia, e che da solo genera il 14% del PIL nazionale – l’impatto è fortissimo: le nostre aziende hanno una solida vocazione produttiva già fortemente integrata con il digitale e i servizi innovativi. Tuttavia, vediamo chiaramente una forte asimmetria”.Quale?“Le grandi realtà corrono e stanno già traendo un enorme vantaggio competitivo dalla tecnologia, mentre il tessuto delle micro e piccole imprese rischia di rimanere indietro. Questa è la sfida che dobbiamo governare”.Alcune indicazioni per le aziende e i managerPer quanto riguarda sviluppi e applicazioni dell’AI, ha dei consigli, dei suggerimenti, da dare alle aziende e ai manager che la usano?“Il primo consiglio è non considerare l’AI come un semplice ‘gadget’ tecnologico o come un sostituto dell’uomo, ma come un suo potenziatore. Intelligenza umana e intelligenza artificiale sono compagne di viaggio: la tecnologia accelera le analisi e supporta i processi, ma la capacità di immaginare, interpretare e guidare il cambiamento resta una prerogativa delle persone in un’ottica ‘human-in-the-loop’. Ai manager dico che in questo scenario il loro ruolo assume ancora più rilevanza: non servono solo nuovi algoritmi, ma nuove competenze, capacità decisionali e nuovi modelli organizzativi”.E il suggerimento pratico?“È quello di mappare i propri processi, molte aziende sono sedute su una vera e propria miniera di dati – nascosti nei macchinari, nei gestionali o persino nei fogli Excel –, che aspettano solo di essere riconosciuti e trasformati in valore codificandoli in Agent AI”.I freni e le difficoltà di assorbire l’innovazioneQuali sono ancora i principali ostacoli e freni che ne limitano diffusione e ulteriore sviluppo?“Ci sono freni culturali, ma il problema centrale è il mismatch di competenze e la difficoltà delle organizzazioni più piccole di assorbire l’innovazione. Il rischio maggiore di questo scenario è quello che definiamo l’AI Divide: una nuova linea di frattura tra chi è in grado di comprendere e governare queste tecnologie e chi è costretto a subirle”.Qual è la situazione?“I dati dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano riferiti al 2025 ci dicono che il mercato italiano ha raggiunto 1,8 miliardi di euro, +50% in un anno. Ma se il 71% delle grandi imprese ha già avviato progetti di AI, tra le PMI siamo appena all’8%. Questo gap è un freno importante alla competitività del Paese. Inoltre, non dimentichiamo i freni strutturali storici dell’Italia, come la burocrazia e il costo dell’energia che continua a rappresentare un grave svantaggio competitivo”.Come rendere, quindi, l’innovazione accessibile e scalabile anche alle realtà di minori dimensioni?“L’innovazione è davvero tale solo quando diventa accessibile e la risposta non può essere individuale: nessuna PMI dispone da sola dei dati, delle risorse e delle competenze necessarie. La chiave è la creazione di ecosistemi, piattaforme condivise e nuovi modelli di collaborazione. Dobbiamo spingere sulla logica della coopetizione: una modalità in cui le imprese continuano a competere sul mercato ma cooperano su asset strategici – come i dati industriali –, per creare la massa critica necessaria ad addestrare l’AI. Solo federando le filiere possiamo rendere l’AI scalabile per le realtà più piccole”.Il binomio tra intelligenza artificiale e produttivitàLa produttività da diversi anni è il nodo alla base della scarsa crescita economica del nostro Paese. L’AI come può contribuire ad aumentare la produttività delle imprese italiane? Dove vede i maggiori benefici?“Questo è il cuore del nostro programma di presidenza. L’Italia sconta oltre vent’anni di crescita della produttività troppo debole: negli ultimi dieci anni la crescita media annua è stata pari a zero, contro lo 0,7% dell’UE e l’1,3% degli Stati Uniti. Siamo rimasti fermi mentre gli altri correvano. Quando la produttività ristagna, non si possono aumentare i salari o sostenere il welfare. La produttività è ciò che determina la qualità della vita di un Paese. L’AI è la leva straordinaria per spezzare questo circolo vizioso. I dati sono il petrolio dell’economia digitale e l’AI è la raffineria che li trasforma in valore, attraverso l’aumento dell’efficienza dei processi, la riduzione degli sprechi e l’ottimizzazione delle risorse”.In particolare, come aiutare le piccole e medie imprese e le microimprese a diventare più produttive anche attraverso gli strumenti di AI?“Dobbiamo aiutarle concretamente a fare un salto di scala, accompagnandole a estrarre valore dal proprio patrimonio informativo ed evitando che i dati restino frammentati e chiusi nei ‘silos’ delle singole aziende. Con il progetto ‘ForgIA’ puntiamo precisamente a questo: l’obiettivo è contribuire a una crescita della produttività del 10% nelle PMI del territorio, il che significherebbe generare fino a 2,4 miliardi di euro di valore aggiunto diffuso nell’area di Assolombarda”.Progetto ForgIA, per rendere l’AI un motore dell’IndustriaNel corso dell’ultima Assemblea Generale avete appunto avviato il progetto ForgIA, per rendere l’AI un motore dell’Industria, per costruire un ecosistema di dati condivisi dalle filiere e dai distretti industriali. Quali sono i primi riscontri, bilanci, considerazioni?“Il bilancio è estremamente positivo ed è passato rapidamente dalla teoria alla pratica industriale. Lo scorso 25 giugno, durante il nostro evento Rethinking Manufacturing, abbiamo presentato i primi, straordinari casi d’uso reali, sviluppati insieme alle aziende partecipanti, che dimostrano come la condivisione sicura dei dati si traduca in vantaggio competitivo”.Alvise BiffiPer esempio, quali sono questi primi casi d’uso reali nelle aziende?“Con Hydroservice si sta sviluppando una soluzione per l’integrazione dei magazzini, consentendo la condivisione controllata delle disponibilità per ridurre le scorte e reperire componenti più rapidamente. Con Maire, l’AI viene applicata al post-order management, monitorando in tempo reale lo stato degli ordini lungo la supply chain e superando i vecchi processi basati su e-mail e telefonate”.E poi?“Con Epta si intende utilizzare i dati per misurare oggettivamente i risultati dell’efficientamento energetico nella refrigerazione commerciale, facilitando il reporting ESG e l’accesso ai finanziamenti. Bracco, infine, ha implementato soluzioni di federated learning per addestrare modelli di AI su dati distribuiti e critici senza doverli condividere fisicamente, preservando al 100% la privacy e la proprietà intellettuale”.Le attività con UCIMU e una nuova piattafroma dedicataQuali saranno i prossimi sviluppi?“Saranno l’estensione di questi modelli a un numero sempre maggiore di filiere. Un’altra importante attività in collaborazione con UCIMU – l’Associazione dei costruttori italiani di macchine utensili, robot, automazione – è in corso all’interno del programma ‘ForgIA Accelerate’, finalizzato allo sviluppo di una soluzione AI ad alto impatto a favore dell’intero comparto. Dati, capabilities e regole di collaborazione saranno accessibili attraverso la piattaforma dedicata: ForgIA Industrial Data Ecosystem, dal prossimo autunno”.Le aziende dell’area di Assolombarda sono disposte a collaborare nell’ambito dell’innovazione e concretamente in che termini?“Sì, la risposta delle aziende è entusiastica e i casi reali che ho appena citato ne sono la prova. Gli imprenditori del nostro territorio hanno capito che, di fronte alla competizione globale dei giganti americani e cinesi, l’inoperosità del dato è un lusso che non possiamo più permetterci. C’è una forte disponibilità a collaborare, a patto che l’infrastruttura tecnologica garantisca fiducia e sicurezza, mantenendo intatta la sovranità del dato e il controllo delle singole imprese. ForgIA fa esattamente questo: costruisce un’architettura federativa di sistema sicura”.La collaborazione con il Politecnico di MilanoCome state collaborando con il Politecnico di Milano e con i progetti europei sull’AI, per fare cosa e con quali prossime prospettive?“La collaborazione con il Politecnico di Milano è sempre più stretta e strategica. Proprio nel solco del recente incontro comune di presentazione dell’ecosistema ForgIA, abbiamo unito le forze per il lancio di euroFMX, European Trustworthy GeneRative Al and Autonomisation Frontier Models for Manufacturing-X Competitiveness. È uno dei progetti europei più importanti dedicati all’AI per il manifatturiero, finanziato da Horizon Europe con un budget di ben 45 milioni di euro. Questa alleanza è la nostra grande opportunità per mettere in relazione la ricerca scientifica d’eccellenza con il valore concreto per le imprese”.Avete proposto a Regione Lombardia di creare una Zona di Innovazione Speciale (ZIS) dedicata all’AI, per rendere Milano capitale delle applicazioni e dello sviluppo industriale…“Esatto: una ZIS dedicata all’intelligenza artificiale per trasformare la Città Metropolitana di Milano nel principale hub europeo per l’adozione dell’AI generativa e agentica e lo sviluppo industriale della Physical AI. Milano ha tutte le carte in regola per guidare questa transizione: forte base manifatturiera, università eccellenti, capitali e competenze digitali, connessioni e network internazionale”.Quali possono essere i primi passi? Che caratteristiche, funzioni e vantaggi dovrebbe avere questa ZIS?“I primi passi prevedono la definizione del perimetro normativo insieme alla Regione. La ZIS dovrà garantire alcuni vantaggi strategici: semplificazione burocratica, attrazione di talenti internazionali, attrazione di startup e investimenti, infrastrutture condivise”.Il settore privato deve osare di piùInvestimenti in innovazione, ricerca e sviluppo in Lombardia, chi è che deve fare di più?“La Lombardia è la locomotiva d’Italia, ma il vantaggio competitivo non è permanente: va conquistato e difeso giorno dopo giorno. Se vogliamo convergere verso i target dei top hub europei dobbiamo fare tutti di più. Il pubblico deve fare la sua parte creando le condizioni quadro e le infrastrutture necessarie, come la ZIS”.E il settore privato?“Il privato, d’altro canto, deve osare di più, superando la logica della frammentazione. Servono più capitali privati capaci di accompagnare la crescita dimensionale delle imprese, come il venture capital e il private equity, investendo massicciamente in tecnologia e soprattutto in capitale umano”.Connessioni critiche tra AI ed energiaAI ed energia sono strettamente connesse…“L’intelligenza artificiale vive nei data center, infrastrutture dall’impronta energetica monumentale. Pensate che un singolo grande data center consuma oggi la stessa energia elettrica di una città intera delle dimensioni di Pavia. Sul territorio che rappresentiamo come Assolombarda ne sono già attivi più di 70 e molti altri sono in fase di progettazione”.Quali sono le criticità?“Questa realtà si scontra drammaticamente con il costo dell’energia in Italia: a giugno il prezzo medio dell’energia elettrica da noi è stato di 118,6 euro/MWh, contro gli 84,7 euro della Germania, i 43,4 della Francia e i 41,8 della Spagna. Questo è un campanello d’allarme formidabile”.Un campanello d’allarme per fare cosa?“Non possiamo ambire a essere leader nell’era dell’intelligenza artificiale se non risolviamo la sfida dell’approvvigionamento, della disponibilità e del costo dell’energia, che rischia di essere il vero freno tirato per le nostre imprese energivore ed e-intensive”.Puntare a sovranità tecnologica e autonomia strategicaCome valutate le politiche italiane ed europee per l’intelligenza artificiale?“Guardiamo con forte interesse alle iniziative europee che puntano a garantire la sovranità tecnologica e l’autonomia strategica del nostro continente, affinché il valore generato dall’AI rimanga in Europa. L’approccio europeo, come dimostra l’AI Act, è fortemente orientato alla regolamentazione etica e alla tutela della persona, il che è corretto. Tuttavia, la competizione globale è feroce”.Quindi?“Se alle regole non si affianca un altrettanto forte politica industriale continentale basata su incentivi massicci agli investimenti e sulla creazione di una filiera di dati industriali federati, rischiamo di rimanere schiacciati. Anche sul piano internazionale dobbiamo muoverci di più: durante le nostre recenti missioni istituzionali in Canada e negli Stati Uniti, in particolare nella Silicon Valley, abbiamo riscontrato un forte apprezzamento per il nostro modello ForgIA e la visione unanime che la nostra industria sia determinante per la realizzazione anche oltreoceano della Physical AI”.ForgIA è l’ecosistema digitale condiviso per valorizzare i dati industrialiPuò approfondire questo ultimo punto?“Nel corso della recente missione in Canada, per la quale ringrazio l’Ambasciata italiana a Ottawa per il supporto, il nostro impegno sull’AI è stato uno dei fili conduttori degli incontri. Con il Ministero canadese dell’Innovazione, della Scienza e dello Sviluppo Economico, e con il Ministro dello Sviluppo Economico dell’Ontario abbiamo condiviso i progetti per sostenere la produttività e la competitività delle imprese, riscuotendo apprezzamento sia per ForgIA che per AI100%, risultati in linea con il programma canadese AI for All. Con alcune principali realtà dell’ecosistema canadese – tra cui MaRS Centre, Vector Institute e University of Toronto – abbiamo, inoltre, posto le basi per sinergie in settori ad alta intensità tecnologica”.Le opportunità nella Physical AI e robotica intelligenteCon quali prospettive e obiettivi?“Queste missioni nascono da una convinzione precisa: la competitività delle imprese si costruisce anche presidiando i mercati più dinamici e innovativi del mondo. Alla Stanford University, tra le più prestigiose al mondo e cuore pulsante dell’ecosistema della Silicon Valley, abbiamo avuto confronti stimolanti su governance, sicurezza e AI agentica con i team dello Human-Centered AI Institute e del Center for AI Safety, ospitati nel nuovissimo edificio Computing and Data Science, tra le strutture più rilevanti del campus: una grande opportunità di sviluppo per le nostre imprese familiari esperte nella filiera dell’automazione e della robotica, con competenze qui fondamentali per trasformare l’AI in Physical AI”.E poi?“Abbiamo, inoltre, presentato ForgIA a Nvidia, riscontrando forte interesse sul nostro modello innovativo e gettando le basi per una collaborazione sulla company sovereignty dei dati. In questo ecosistema la presenza istituzionale italiana del Consolato Generale d’Italia a San Francisco ha svolto un ruolo fondamentale di alleato per le imprese del nostro territorio. Alla UC Berkeley Richmond Field Station – University of California, Berkeley abbiamo, infine, visitato i laboratori dedicati a droni e robotica avanzata insieme a Tarek Zohdi, Professor of Mechanical Engineering e Associate Dean for Research of UC Berkeley College of Engineering. Il suo punto di vista conferma un trend che stiamo osservando da vicino”.Quale trend?“Gli investimenti si stanno spostando sempre più verso la Physical AI. Gli Stati Uniti vogliono riportare la manifattura in casa e sono leader nell’intelligenza artificiale, ma la strada più concreta per riuscirci passa in gran parte dai robot. E le imprese italiane hanno l’opportunità concreta di integrarsi in questa filiera. Ed è qui che si inserisce il ruolo di Assolombarda quale gateway stabile tra il nostro territorio e il mondo, per portare sempre più le nostre aziende dentro questa nuova filiera strategica”.