di

Paolo Foschini

Dopo il sì della Camera al Ddl su «Giovani e Servizio civile universale», che passa ora all’esame del Senato, la Consulta nazionale degli enti esprime soddisfazione ma avverte: «Il Terzo settore non è stato coinvolto, dovrà esserlo di più. E non si dimentichi che il Servizio civile è nato come difesa non armata e non violenta della Patria: questo deve continuare a essere»

Dopo il sì della Camera al Ddl su «Giovani e Servizio civile universale», che passa ora all’esame del Senato. la Consulta nazionale degli enti esprime soddisfazione ma avverte: «Il Terzo settore non è stato coinvolto, dovrà esserlo di più. E non si dimentichi che il Servizio civile è nato come difesa non armata e non violenta della Patria: questo deve continuare a essere».

Sono questioni che la Cnesc definisce «prioritarie». E le chiarisce in una norta: «La prima riguarda il ruolo del Terzo settore grazie al cui impegno il servizio civile è nato in Italia e che continua ad essere protagonista ancora oggi. Ebbene, aprendo la discussione in aula sul Ddl il ministro per lo Sport e i giovani Andrea Abodi ha fatto ampio riferimento ai nuovi rapporti con le istituzioni, comprese quelle territoriali, per la governance del Servizio civile universale senza considerare né il Terzo Settore, né la rappresentanza degli operatori e delle operatrici volontarie, né la Consulta nazionale del servizio civile, che è l’organismo di riferimento e confronto sull’istituto: una preoccupante mancanza di attenzione - si legge nella nota della Consulta - che chiediamo non si replichi nelle prossime fasi del percorso legislativo».