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La diminuzione del livello di testosterone medio negli uomini è un argomento che genera sempre più discussioni e allarmi, di recente anche per via di un’iniziativa del segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth, che ha annunciato di volerlo testare nei militari che hanno più di trent’anni per assicurarsi che siano adatti al combattimento. Il suo collega di governo Robert F. Kennedy, segretario alla Salute, ha detto in passato di iniettarsi il testosterone, sostenendo che gli adolescenti di oggi abbiano il 50 per cento di spermatozoi in meno di un uomo di 65 anni.

Questa preoccupazione per un presunto dimezzamento del testosterone e degli spermatozoi – che sono collegati: il primo regola la produzione dei secondi – coinvolge da tempo non solo la destra americana e la maschiosfera, quella comunità di influencer che sostengono la necessità di ripristinare la supremazia maschile sulle donne, ma anche parte della comunità scientifica.

Nei giorni scorsi ha ricevuto molte attenzioni l’annuncio fatto a un congresso di medicina della riproduzione secondo il quale il testosterone negli uomini sarebbe calato del 54 per cento tra il 1972 e il 2019. Il dato è stato ripreso da diversi giornali e in molti l’hanno inserito in un dibattito già acceso sulla possibilità che la fertilità maschile sia in crisi, ma va preso con le molle: non solo perché non è ancora stato pubblicato su una rivista scientifica, ma anche perché ci sono delle discrepanze tra il modo in cui è stato annunciato e il documento presentato al congresso.