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Nell’Italia dei controsensi poteva capitare di essere derubati da un ladro che poi si rivolgeva a un giudice civile per un risarcimento del danno. Per la serie, cornuti e mazziati.
Lo so che detta così può sembrare una provocazione ma, cronache alla mano, non è fantasia di chi scrive la condanna inferta a un imprenditore vicentino che dovette pagare 120.000 euro ai ladri che si erano introdotti nella sua azienda: minacciato con delle spranghe, aveva impugnato la pistola ferendo i malviventi, i quali poi appunto gli hanno chiesto i danni.
E lo stesso accadde a San Donato Milanese, dove due uomini erano entrati per rubare in una piattaforma ecologica: un cassonetto, ribaltatosi, aveva ucciso uno dei due e i genitori del defunto hanno chiesto i danni al Comune e alla ditta produttrice dei cassonetti. Assurdo vero? Aspettate.
A Genova un imprenditore è indagato per lesioni per aver legato e consegnato alla polizia il rapinatore sorpreso a rubare nei suoi locali, dopo circa undici furti subiti. E poi sempre nel Vicentino un rigattiere disabile ha dovuto risarcire 135.000 euro per aver sparato contro due ladri sorpresi a rubare nel suo deposito; o nel Bresciano la famiglia di un ladro ucciso nel 2014 ha avviato causa civile contro l’omicida, condannato a nove anni e quattro mesi, per ottenere il pagamento dei 125.000 euro di risarcimento disposti in sentenza. E qui mi fermo, sebbene l’elenco non finisce qui.












