Da studentessa universitaria, fece uno scoop per “Mobydick, il giornale di battaglia dei giovani della Fgci: intervistò l’allora consigliere istruttore Rocco Chinnici. «Dal 1970 a oggi - le disse l’inventore del pool antimafia - con la potenza economica raggiunta, la mafia condiziona la vita socio-economica della Sicilia occidentale, con riflessi anche nel campo politico». Quattro mesi dopo, il consigliere Chinnici fu ucciso. Quattro anni dopo, l’autrice di quell’intervista, Franca Imbergamo, entrò in magistratura. E oggi conserva ancora la cassetta con la voce di Rocco Chinnici.
Francesca Imbergamo è la nuova procuratrice aggiunta della Direzione nazionale antimafia diretta da Gianni Melillo. L’ha designata il Consiglio superiore della magistratura preferendola a Sebastiano Ardita, anche lui figura simbolo di una lunga stagione di impegno della magistratura in Sicilia. Franca Imbergamo ha lavorato a lungo alla procura di Palermo, scrivendo pagine importanti nella drammatica stagione seguita alle stragi del 1992: ha indagato sui boss imprenditori Buscemi, che erano in affari con Raul Gardini, da quell’inchiesta è nata la confisca del patrimonio dei Buscemi.
Le indagini di Franca Imbergamo e del collega Salvatore De Luca, oggi procuratore di Caltanissetta, svelarono anche il ritorno in armi del pentito Balduccio Di Maggio, poi riarrestato dai carabinieri. In seguito, l’allora sostituta procuratrice Imbergamo riaprì le indagini sul delitto di Peppino Impastato, ricostruendo il depistaggio istituzionale che aveva impedito per tanti anni l’accertamento della verità: era stato uno degli impegni di Rocco Chinnici, ma poi il consigliere istruttore non era riuscito ad andare avanti. Le nuove indagini portarono invece alla condanna del mandante, il boss Gaetano Badalamenti.







