Schiaffo alla trasparenza, disprezzo per l’emergenza climatica e una gestione dei fondi pubblici che sembra guardare al passato piuttosto che al futuro dei cittadini, dell’economia e dei territori. È un atto d’accusa durissimo quello depositato presso l’Assessorato regionale del Territorio e dell’Ambiente da Rifiuti Zero Sicilia, Zero Waste Italy, LIPU Catania e Rinascimento Green. Le associazioni hanno presentato le osservazioni tecniche nell’ambito del Procedimento Autorizzatorio Unico Regionale (PAUR) per i due macro-inceneritori con recupero energetico previsti a Palermo e Catania, chiedendo il diniego assoluto della compatibilità ambientale.

I progetti della Regione Siciliana vengono definiti dalle associazioni come «incompatibili con la vita, la salute pubblica e la normativa europea». Ma c’è di più: il dossier mette in luce una clamorosa incoerenza tra la narrazione della Regione – che spaccia gli impianti come "soluzioni green di ultima generazione" – e i dati scientifici globali. I monitoraggi indipendenti condotti da Zero Waste Europe sugli inceneritori più moderni d’Europa hanno infatti già ampiamente dimostrato che queste infrastrutture continuano a emettere livelli allarmanti di diossine, furani e inquinanti organici persistenti (POP), accumulandosi nei territori circostanti e minacciando la catena alimentare.