di
Fabrizio Peronaci
Il reo confesso (indagato dal pm Stefano D'Arma) sotto torchio un intero pomeriggio nel Reparto operativo dell'Arma. I dubbi sull'ex fidanzata legati ad alcune lettere di rivendicazione del sequestro di Emanuela
Caso Orlandi-Gregori, il cerchio torna a stringersi sul fotografo romano indagato per duplice sequestro di persona a scopo di estorsione. Tredici anni dopo la prima autodenuncia in Procura (2013), Marco Accetti, 70 anni, riconosciuto da tre perizie foniche come il telefonista del duplice giallo, mercoledì 15 luglio è stato convocato dai carabinieri del Reparto operativo di Roma, su delega del pm Stefano D'Arma, e interrogato per oltre sei ore. Un cambio di passo senza precedenti nell'inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, la figlia quindicenne del messo pontificio di papa Wojtyla, e della coetanea Mirella Gregori, svanita nel nulla anche lei nel lontano 1983.
Siamo alla terza inchiesta, dopo quella iniziale (1983-1997) che si concluse con il proscioglimento di un gendarme vaticano e di un esponente del Sismi, e quella relativa al triplo filone Accetti-banda della Magliana-don Pietro Vergari (2008-2015), chiusa dall'archiviazione fortemente voluta dall'allora procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone. Stavolta, da quel che filtra a Piazzale Clodio, la linea è cambiata: l'inquietante reo confesso, già condannato per l'omicidio stradale di un bambino nella pineta di Castel Fusano, non viene considerato più un «mitomane», e preso sul serio, nella speranza di acciuffare altri fili che conducano alla verità.







