La trasformazione dell’industria automobilistica non riguarda soltanto motori elettrici e software di bordo. Anche il modo in cui vengono costruite le automobili sta cambiando rapidamente, grazie all’intelligenza artificiale, alla robotica e alla digitalizzazione dei processi produttivi.
Da una parte ci sono le dark factory sviluppate in Cina, impianti altamente automatizzati in cui la presenza umana è ridotta al minimo. Dall’altra c’è il progetto BMW iFACTORY, che punta invece a coniugare innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale e valorizzazione del personale. Due strategie profondamente diverse che potrebbero influenzare il futuro della produzione automobilistica mondiale.
Dark factory: produzione quasi completamente automatizzata
Le cosiddette dark factory, letteralmente “fabbriche oscure”, sono stabilimenti in grado di operare quasi senza intervento umano grazie all’impiego di robot industriali, sistemi di intelligenza artificiale e reti di sensori interconnessi.
In Cina questo modello è già una realtà. Aziende come BYD e Xiaomi stanno investendo massicciamente nell’automazione per aumentare la velocità produttiva e ridurre i costi operativi. Secondo le informazioni diffuse, nello stabilimento Xiaomi di Pechino lavorano oltre 700 robot, capaci di assemblare un’automobile in circa 76 secondi, un ritmo che rappresenta oggi uno dei riferimenti mondiali nel settore.







