La legge non si negozia, ma lo Stato non abbandona i più deboli: a Maddalusa l'acqua arriverà solo per via umanitaria e solo a chi ne ha davvero diritto. Il principio di legalità resta il faro insostituibile dell'azione pubblica, ma di fronte a una crisi senza precedenti, le istituzioni scelgono la via della Protezione civile per tutelare la salute dei cittadini più vulnerabili, ribadendo con fermezza il no a qualunque sanatoria implicita.
Di seguito si riporta integralmente la dichiarazione di Salvo Cocina, capo del Dipartimento della Protezione civile della Regione siciliana al termine del vertice svolto ieri in Prefettura su richiesta del sindaco di Agrigento, Michele Sodano.
"In coerenza con quanto già condiviso nel Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica - afferma Cocina - , è stato stabilito che, in via del tutto eccezionale e temporanea, il rifornimento di acqua potabile potrà essere assicurato, con procedure di Protezione civile, esclusivamente nei confronti delle situazioni di maggiore fragilità, al fine di tutelare la salute pubblica e garantire l’assistenza alla popolazione. Ciò in quanto, si ribadisce per clarity e onestà, la Legge proibisce il rifornimento idrico alle case abusive e non appare derogabile né negoziabile così come confermato dalle istituzioni, statali regionali e locali, presenti e da consolidata giurisprudenza. Chi afferma il contrario sbaglia, alimentando nella popolazione aspettative che non potranno che essere deluse; nessuna autorità di protezione civile e nessuna emergenza può giustificare la violazione dei principi di legge. Riconosciamo che è una situazione veramente complessa, stratificatasi nei decenni passati, con gravi ricadute sociali ma tutte le istituzioni, dallo stato, alla regione al comune, hanno ricercato ogni possibile soluzione alternativa ma, purtroppo non ve ne sono. Sono case in zona A di vincolo assoluto realizzate dopo il 1968. Queste le procedure operative emergenziali che abbiamo contribuito a definire."







