Catanzaro la chiamano la città del vento. E c’è una leggenda popolare che prova a spiegare perché sulle sue alture soffino quasi sempre il ponente, il libeccio e, in alcune giornate, la tramontana. Si racconta che San Vitaliano avesse un fratello particolarmente insofferente all’afa, tanto da non voler più raggiungere il santo durante le giornate più calde. Vitaliano avrebbe allora regalato alla città una brezza continua, capace di rinfrescare le strade e rendere più sopportabile l’estate. Un dono che, con il trascorrere dei secoli, sarebbe diventato l’anima stessa del capoluogo. Non a caso Catanzaro è conosciuta anche come la città delle tre V: Vitaliano, vento e velluto, quest’ultimo legato all’antica e prestigiosa lavorazione della seta.

La leggenda di Panedigrano e la mano del santo

Ma la storia che molti nonni catanzaresi hanno raccontato ai propri nipoti è un’altra. Agli inizi dell’Ottocento, secondo la tradizione orale, il brigante soprannominato Panedigrano si sarebbe presentato alle porte di Catanzaro alla testa di circa duemila uomini, deciso a entrare in città e saccheggiarla. A fermarlo non sarebbe stato un esercito. La leggenda racconta che San Vitaliano gli apparve improvvisamente e lo afferrò per il codino, tirandolo all’indietro fino a costringerlo a rinunciare all’assalto. È uno dei tanti racconti popolari attraverso i quali i catanzaresi hanno tramandato l’immagine del santo come difensore della città, pronto a intervenire nei momenti di maggiore pericolo. Non si tratta di episodi storicamente documentati, ma di leggende che appartengono alla memoria collettiva e spiegano quanto profondo sia il legame tra Catanzaro e il suo patrono.