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Redazione Buone Notizie
Zabut era il nome della cittadina fondata dagli arabi, che nel 2016 è stata eletta tra i borghi più belli. Incrocio di civiltà le cui tracce sono presenti, dal sito archeologico di Adranon fondato dai greci allle cave di Misilbes. Fino al 20 settembre, con la prima edizione di Zabook, sarà teatro di cultura diffusa
Un festival del libro lungo tre mesi, decine di incontri, dibattiti e presentazioni con autori e autrici. È il filo conduttore di «Zabook - Il Borgo che legge», che si svolge fino al 20 settembre a Sambuca di Sicilia (Ag), l’antica Zabut fondata dagli arabi che nel 2016 ha conquistato il titolo di Borgo più Bello d’Italia. La prima edizione della rassegna si presenta con un programma che affronterà temi di stringente attualità: dalla lotta alla mafia all’immagine della Sicilia raccontata da grandi scrittori, dai temi della migrazione alle guerre in Medio Oriente e in Ucraina. Tutti gli incontri si svolgeranno alle 18.30, nel cortile di Palazzo Panitteri, ad eccezione della “Strada del Libro” che chiuderà Zabook il 19 e 20 settembre, una sorta di festival diffuso.
Da visitare l'antica Adranon e le cave di MisilbesDa qui si possono fare passeggiate e trekking sul Monte Genuardo la Riserva naturale orientata (1180 m. s.l.m.) che comprende la zona di Santa Maria del Bosco e il Bosco del Pomo con l’insediamento archeologico di Adranon, fondato dai greci di Selinunte e distrutto e ricostruito dai cartaginesi . E, per i meno sportivi, c’è il teatro, uno dei pochissimi teatri all’italiana ancora funzionanti della Sicilia occidentale. E poi a soli 40 chilometri c’è il Cretto di Alberto Burri a Gibellina, una delle più importanti opere di land art del Novecento. A oriente di Monte Genuardo corre la valle segnata dai castelli arabi, che controllavano la via dei commerci dal porto di Sciacca sino a Palermo. C’è poi la rocca di Zabut che era il guardiano della valle. E il lago Arancio, un bacino artificiale, alle cui spalle partono alcuni itinerari di trekking, come quello lungo la gola della Tardara che conduce a Sciacca. Meritano una visita la torre di Pandolfina di metà Quattrocento, che si erge a difesa della masseria, la torre di Cellaro (XI secolo) sulle sponde del lago Arancio e, poco distante, i resti del fortino arabo di Mazzallakkar. Dal lago, attraverso la strada statale 188, si raggiungono le cave di Misilbes, «fantastiche e irreali – come scrisse Leonardo Sciascia – scavate nel fianco delle collina come templi egiziani».











