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A un passo dall’approdo in aula, la riforma della dirigenza sta facendo esplodere la maggioranza e in particolare Forza Italia malgrado sia uno dei temi più importanti nell’agenda del presidente Schifani. La miccia è una norma che crea una categoria blindata di super dirigenti in grado così di conquistare stabilmente i posti di vertice negli assessorati.
Il testo base della riforma è stato più volte modificato. E adesso prevede, al punto chiave, una misura sulla carta abbastanza semplice: le attuali tre fasce dirigenziali vengono ridotte a due. In questo modo i 665 dirigenti rimasti transiterebbero automaticamente dalla terza alla seconda fascia. E poi - sempre secondo il testo base - attraverso un concorso si sceglierebbe un nucleo ristretto che farebbe il salto nella prima fascia.
Ma la stessa riforma prevede in un comma successivo una eccezione che cambia tutto: «In fase di prima applicazione» in prima fascia non si andrebbe per concorso ma vi sarebbero iscritti di diritto 33 dirigenti che sono già a capo dei dipartimenti o lo sono stati per almeno 5 anni.
È questo che ha creato una spaccatura molto più profonda di quanto non appaia dalle note ufficiali e dai primi voti in commissione. Il punto è che oggi le postazioni di vertice alla Regione sono proprio 33: indicare un nucleo ristretto di dirigenti che le va a occupare «di diritto» significa sbarrare la strada agli altri 632.






