«Le autorità impongono alla popolazione di manifestare chiedendo vendetta per la morte di Alì Khamenei». La macchina della repressione a pieno ritmo: le impiccagioni continuano senza sosta «C’è un clima diverso adesso, più teso, meno speranzoso, decisamente cupo». A raccontarlo è Azam, 68 anni, che insieme al figlio Parviz ha appoggiato le proteste di gennaio ed ha sperato che l’intervento americano portasse davvero al crollo del regime. Dopo quasi sei mesi di guerra, però, e soprattutto dopo le ultime schermaglie internazionali, l’illusione è definitamente sfumata. «Anche chi fino a qualche settimana fa voleva la guerra e sperava che a lungo andare Trump avrebbe capovolto il goveBianca SenatoreGiornalista freelance. Dal 2020 percorre alcuni tratti delle rotte migratorie per mettersi, anche se per pochi km, nelle scarpe di chi scappa da guerre, tirannie, fame, distruzioni e soprusi. Ha parlato con uomini e donne, con trafficanti, con mediatori, con attivisti e samaritani. Dal Mediterraneo centrale alla rotta balcanica. Dalle isole dell’Egeo al deserto algerino. Dalla Turchia al confine italo-francese. Sempre sulla strada, per scrivere e mostrare cosa avviene sotto i nostri occhi. Si occupa anche di nord Africa e di Medio Oriente. Si occupa del conflitto israelo-palestinese ed è stata a Gaza nel 2015.
«Iraniani in piazza contro l’America per ordine degli ayatollah»
Voci da Teheran: «Le autorità impongono alla popolazione di manifestare chiedendo vendetta per la morte di Alì Khamenei». La macchina della repressione a pieno ritmo: le impiccagioni continuano senza sosta






