Le imprese in Italia faticano sempre più a trovare personale qualificato eppure, in parallelo, gli istituti tecnici e professionali hanno sempre meno iscritti. A suonare il campanello d’allarme è la rivista specializzata Tuttoscuola che ha elaborato i dati del portale unico del ministero dell’Istruzione e del Merito: se nel 2015-16 gli studenti di queste scuole rappresentavano ancora la maggioranza degli iscritti alla secondaria statale di secondo grado (il 52,5% del totale), dal 2018-19 il rapporto si è rovesciato e nel 2024/25 gli alunni sono scesi complessivamente al 48,4%, perdendo in un decennio 107.015 studenti, pari a una contrazione dell’8,1%.
Cosa è successo? Perché i ragazzi sono più attratti dai licei? Difficile dare una risposta – a detta degli esperti – perché bisognerebbe analizzare il flusso dei vari indirizzi in rapporto ai contesti sociali ma un fattore va tenuto in considerazione per fare ogni ragionamento: nel Sud gli studenti dei due comparti sono diminuiti di 61.850 unità, il 17%; nelle isole di 26.944, anche in questo caso -17%. Complessivamente, quasi 89mila dei 107 mila studenti persi si concentrano dunque nel Meridione.
A provare a dare una risposta a questo fenomeno è Marco Gioannini della Fondazione Agnelli. “Non è un problema di crollo demografico; molte regioni meridionali offrono poche prospettive occupazionali perché mancano le aziende. Di conseguenze le famiglie preferiscono indirizzare i figli ai licei”, spiega il membro dello staff della nota realtà torinese. Che aggiunge: “Al Sud ci sono meno ragazzi figli di migranti. Spesso questi giovani che registrano un ritardo scolastico sono un bacino di utenza dei professionali o dei tecnici”. Secondo i numeri presentati da Tuttoscuola in questa debacle non si salva nessuna area geografica, anche se al Nord le perdite sono più contenute, intorno alle 25mila unità.








