«Tra il 2019 e il 2025 i lavoratori extra UE sono cresciuti di oltre il 35% e oggi un lavoratore dipendente su sette è straniero». Lo ha detto giovedì scorso Gabriele Fava, presidente dell’INPS, commentando i dati ufficiali sull’impiego in Italia: figuriamoci se avesse contato anche chi lavora in nero.

Si parla spesso di raccolta dei pomodori, sbagliando: quest’ultima è un’attività ormai quasi del tutto meccanizzata, a differenza della raccolta degli ortaggi, delle olive e della frutta. Ma senza gli stranieri si ferma ben altro: i rifornimenti nei supermercati, le pulizie private, la cura degli anziani, le consegne dei corrieri, le strutture turistiche.

Mi ha particolarmente impressionato una testimonianza emersa quasi per caso nell’ultimo consiglio comunale di Brindisi. Si parlava del recente sgombero dei braccianti africani regolari, spostati dal loro storico dormitorio per essere sistemati provvisoriamente in un ex impianto cdr, il combustibile da rifiuto; il consigliere Pierpaolo Strippoli, di professione farmacista, in un intervento appassionato ha raccontato la processione che nella sua farmacia fanno i braccianti africani. «Guadagnano forse 20 o 30 euro al giorno e poi ne spendono altrettanti in antidolorifici perché hanno la schiena spezzata dalla fatica. Credetemi, vivono da schifo». Braccianti che sedano il dolore con farmaci pur di lavorare: ricordiamocene la prossima volta che mangiamo un melone gialletto, il cosiddetto «brindisino».