Roma, 9 lug. (askanews) – Tra il 2019 e il 2025 i lavoratori extra-Ue “sono cresciuti di oltre il 35% e oggi un lavoratore dipendente su sette è straniero. Si tratta di un dato che va letto con serietà, al di fuori di contrapposizioni ideologiche”. Lo ha detto il presidente dell’Inps, Gabriele Fava, illustrando alla Camera il rapporto annuale dell’istituto.
I numeri evidenziano come una quota crescente della capacità produttiva e della base contributiva del Paese “dipenda anche dalla capacità di governare i flussi migratori, orientandoli verso i fabbisogni del sistema produttivo e accompagnandoli con per corsi di formazione, legalità, integrazione e lavoro regolare – ha affermato Fava – l’integrazione, per essere autentica e sostenibile, deve fondarsi sul rispetto delle regole, della Costituzione e dei valori culturali e civili del nostro Paese. Non come chiusura identitaria, ma come patto di convivenza, responsabilità e appartenenza. Solo così il contributo dei lavoratori stranieri può trasformarsi in partecipazione piena alla vita economica e sociale, riducendo l’irregolarità, rafforzando le tutele, preservando la concorrenza leale e sostenendo gli equilibri contributivi”.
Il presidente dell’Inps ha inoltre sottolineato che “dal 2022 la crescita di professionisti e collaboratori, rispettivamente del 23 e del 15%, segnala una trasformazione profonda. Una parte del lavoro contemporaneo chiede giustamente autonomia, flessibilità e competenze nuove. Ma quella stessa flessibilità, se non regolata, può produrre discontinuità reddituale, carriere intermittenti e contribuzioni deboli”.







