A Ragusa c’è una storia che non dovrebbe esistere nel 2026, e invece esiste eccome. È la storia di Maria Spadaro, paziente oncologica che dopo un intervento per carcinoma deve sottoporsi a controlli periodici ogni sei mesi. Controlli che non sono un optional, ma una garanzia di vita. Eppure, quando Maria prova a prenotarli, si scontra con un muro di gomma: il Cup dell’Asp di Ragusa non risponde. Non una volta, non due. Per giorni.

Maria racconta di aver fatto tra le trenta e le trentacinque telefonate, seguendo ogni passaggio della voce automatica, aspettando, riprovando, insistendo. Ma dall’altra parte non arriva mai un operatore. Il telefono squilla nel vuoto, come se la salute di una paziente oncologica fosse un dettaglio secondario. E così un controllo fondamentale diventa un percorso a ostacoli, un labirinto burocratico che nessuno dovrebbe affrontare, tanto meno chi ha già vissuto il trauma di un tumore.

La vicenda è arrivata fino alla rubrica “L’Indignato Speciale” del Tg5, che ha acceso i riflettori su un problema che non riguarda solo Maria, ma tanti cittadini che si trovano nella stessa situazione: prenotare una visita diventa un’impresa, mentre la tecnologia e gli sportelli alternativi non sempre sono accessibili a tutti. Non tutti hanno dimestichezza con i servizi online, non tutti possono raggiungere fisicamente gli uffici. E intanto il tempo passa, e per chi ha affrontato un carcinoma il tempo non è mai neutro.