Già a fine maggio il nostro giornale aveva segnalato che l’Italia aveva mancato la scadenza per il recepimento della direttiva comunitaria Case green, la Energy Performance of Buildings Directive, Epbd. E ora da Bruxelles arriva la sentenza: la Commissione europea ha inviato a Roma una lettera di messa in mora per non aver recepito integralmente nel diritto nazionale le disposizioni della direttiva sul rendimento energetico nell’edilizia. Il fatto che analoga procedura d’infrazione sia stata avviata anche nei confronti di tutti gli altri Paesi dell’Ue non rientra proprio nel più classico dei «mal comune, mezzo gaudio». Ora il governo Meloni ha due mesi di tempo per notificare il recepimento a Bruxelles, che in assenza di una risposta potrà emettere un parere motivato portando avanti l'iter di infrazione.

A marzo Bruxelles aveva aperto un’infrazione contro Roma e altri 18 Paesi per non aver presentato la bozza del piano nazionale di ristrutturazione degli edifici. A Palazzo Chigi non si è però ritenuto di procedere nel senso indicato dai vertici europei. E ora è arrivata la nuova lettera di messa in mora, con Bruxelles che nella nota in cui si dà notizia del fatto che sottolinea come gli edifici rappresentino il principale settore di consumo energetico in Europa. «Il recepimento e l’attuazione della direttiva Epbd sono fondamentali per aumentare l’attuale tasso annuo di riqualificazione energetica dell’Ue, attualmente molto basso (1%), ridurre le bollette dei cittadini e delle imprese e la dipendenza dell’Ue dai combustibili fossili importati, nonché per raggiungere un patrimonio edilizio a emissioni zero e completamente decarbonizzato entro il 2050», si legge nella nota diffusa dalla Commissione europea.