E’ stato bocciato, con scrutinio segreto, l’ultimo emendamento rimasto sulle preferenze, a prima firma dei deputati di Futuro Nazionale. Il relatore e il governo si erano rimessi all’Aula. I voti contrari sono 233, i favorevoli 139. I gruppi del campo largo avevano annunciato, per voce del dem Fornaro, il voto contrario.La maggioranza ha bocciato, con 223 voti contrari e 142 favorevoli, l’emendamento a prima firma Bonetti di Azione presentato sulla legge elettorale e sostenuto da tutte le forze di opposizione che prevede la presenza di almeno il 50% di donne nelle liste che assegnano i seggi del premio a chi vince le elezioni. Nel testo della riforma targato centrodestra, si dispone che le liste circoscrizionali a livello nazionale devono rispettare la proporzione di genere di 60 e 40. L’emendamento Bonetti mirava invece a disporre che le candidature di donne fossero almeno la metà. Il voto sull'emendamento è stato preceduto da una lunga serie di interventi dei deputati di tutti i gruppi di opposizione a sostegno della necessità di difendere la parità di genere. Nel 'mirinò la premier Meloni, accusata di essere «la prima donna premier che non difende le donne». Sull'emendamento relatori e governo hanno dato parere contrario. La deputata dem Cecilia Guerra, per supportare il voto a favore, si è anche esibita in un piccolo 'sipariettò intonando alcune strofe dello storico canto di protesta delle mondine nato tra il 1900 e il 1914 nella Valle Padana: «Benechè siamo donne, paura non abbiamo...».Via libera invece della Camera, a scrutinio segreto, con 222 voti a favore e 146 contrari, all’emendamento del centrodestra che fissa un tetto massimo di deputati e senatori che la lista o coalizione vincente può ottenere con l’assegnazione del premio di governabilità: non più di 220 deputati e 113 senatori. Recita l’emendamento approvato: «Alla lista singola o alla coalizione di liste assegnataria del premio di governabilità non possono comunque essere attribuiti più di duecentoventi seggi complessivi, ad esclusione dei seggi conseguiti nella circoscrizione Estero» alla Camera e «non possono essere attribuiti più di centotredici seggi complessivi, ad esclusione dei seggi conseguiti nella circoscrizione Estero» al Senato.