Saverio Gangemi racconta “Calùra”, il suo romanzo d’esordio in un Sud sospeso tra realismo magico e distopia
Che sia in tv o tramite le app dei nostri smartphone, siamo sempre informati sul meteo. Lo sappiamo perché stiamo vivendo la terza grande ondata di calore dell’estate 2026, forse la più calda e torrida mai registrata secondo la scienza, e sicuramente percepita dagli esseri umani e dal resto della natura. Sono tutti segnali di un cambiamento climatico ormai presente e innegabile, anche se c’è chi continua a nascondere la testa sotto la sabbia, non volendo vedere le vittime e le migliaia di ettari di bosco in fiamme.In questo scenario, Calùra, romanzo d’esordio di Saverio Gangemi pubblicato da Rubbettino, appare come una favola oscura, distopica e visionaria, capace di trasformare l’arsura in una parabola del tempo che stiamo vivendo.
Vincitore del Premio Demetra 2026 per la letteratura ambientale e insignito della Menzione speciale della Giuria alla XXXVII edizione del Premio Italo Calvino, Calùra è stato definito dai giurati «una versione originale di climate-fiction dai tratti allegorici», sostenuta da «un’invenzione linguistica che fonde con perizia registro colto, elementi dialettali e parole dismesse».










