Prima una granata, poi un'altra. Quindi gli spari contro le vetrine e, a distanza di pochi minuti, nuove esplosioni in altre città. Nel giro di una notte, diversi ristoranti della catena di sushi Japanika, 44 locali sparsi per il Paese, tra i marchi di ristorazione più popolari e redditizi d'Israele, sono diventati il bersaglio di un'offensiva coordinata che gli investigatori israeliani definiscono senza esitazioni un regolamento di conti tra organizzazioni criminali. Una dimostrazione di forza pianificata nei dettagli, destinata a colpire non soltanto un marchio conosciuto in tutto il Paese, ma soprattutto gli interessi economici riconducibili a uno dei gruppi coinvolti nella faida. Dal 6 luglio a oggi la polizia ha contato circa quindici attacchi tra granate e sparatorie in una sola settimana, con almeno tredici ordigni lanciati tra Tel Aviv e il centro del Paese, e quattro diverse filiali di Japanika colpite. Gli attacchi hanno interessato punti vendita ad Afula, Netanya, Kiryat Ono, Herzliya, Givatayim, Ramat Gan, Rishon LeZion e Tel Aviv. In alcuni casi sono stati lanciati ordigni esplosivi, in altri sono stati esplosi colpi d'arma da fuoco contro gli ingressi dei locali. Il bilancio, fortunatamente, non registra vittime, ma il messaggio è arrivato forte e chiaro: nessuno spazio pubblico è ormai considerato off limits quando si tratta di regolare i conti tra le cosche.Secondo gli investigatori, la catena Japanika sarebbe finita al centro della guerra perché alcuni suoi ristoranti sono gestiti da imprenditori ritenuti vicini a una delle organizzazioni criminali coinvolte nello scontro. Il marchio, uno dei più diffusi nel settore della ristorazione israeliana, sarebbe stato utilizzato come bersaglio simbolico per colpire gli interessi economici del fronte avversario. Una strategia che ricorda da vicino le dinamiche delle mafie tradizionali: colpire le attività commerciali per intimidire, danneggiare il patrimonio e dimostrare il controllo del territorio.