«Anche un solo militare, un solo civile o un solo bambino che può riabbracciare la propria famiglia è un tassello per la pace». Il cardinale Matteo Zuppi lo ripete nei colloqui istituzionali che scandiscono la sua terza giornata in Ucraina. Una frase con cui riassume lo spirito che anima la diplomazia umanitaria della Santa Sede in mezzo alla guerra che da quattro anni e mezzo devasta l’Ucraina e che è al centro della missione dell’arcivescovo di Bologna come inviato del Papa: favorire vie di incontro partendo da «chi soffre», afferma. Sofferenza che, per Kiev e Mosca, ha il volto dei prigionieri di guerra catturati dai rispettivi eserciti oppure che si tocca con mano quando un parente è scomparso o il corpo di chi è caduto in battaglia non c’è. Sofferenza che, per l’Ucraina, è anche quella dei ragazzi portati in Russia dalle regioni conquistate. Direttrici intorno a cui ruota il canale di dialogo che l’impegno vaticano ha contribuito ad aprire fra i due Paesi dopo l’inizio dell’invasione. Uno dei pochi che non si è mai interrotto e che ha visto passare migliaia di nomi da rimpatriare attraverso la “mediazione” della Santa Sede. Frutto del clima di «fiducia» e di «amicizia» che la Chiesa cattolica ha creato in entrambe le capitali, come Zuppi si sente dire a Kiev.A Kiev l'incontro del cardinale Zuppi con il capo dell’intelligence militare, il generale Oleh Ivashchenko, come responsabile del Coordinamento dei prigionieri di guerra / GambassiNella metropoli il cardinale torna per la seconda volta, dopo la visita del 2023 che era stata il lancio della missione voluta da papa Francesco. Missione confermata da Leone XIV che «segue con apprensione il conflitto e chiede di difendere l’umanità, prima vittima di ogni guerra», spiega il presidente della Cei a Kiev. In città incontra il ministro degli Esteri, Andrii Sybiha, il capo dell’ufficio del presidente, il generale Kyrylo Budanov, insieme con la sua vice Iryna Vereschuk, ma anche il Commissario per i diritti umani, Dmytro Lubinets, il capo dell’intelligence militare, il generale Oleh Ivashchenko, come responsabile del Coordinamento dei prigionieri di guerra, e poi un gruppo di familiari di reclusi militari e civili in Russia. Appuntamenti in cui vengono affidate nelle mani del cardinale e del nunzio apostolico, l’arcivescovo Visvaldas Kulbokas, le richieste da portare a Mosca dove Zuppi è già volato due volte e con cui i contatti sono costanti anche grazie alla segreteria di Stato e alla rete delle nunziature.A Kiev l'incontro del cardinale Zuppi con le famiglie ucraine che hanno un parente prigioniero di guerra in RussiaAnzitutto, il «progetto dello scambio di prigionieri “tutti per tutti” per il quale chiediamo l’aiuto vaticano», spiega il generale Ivashchenko: per Kiev, significa sia far tornare a casa i 7mila militari finiti nelle mani di Mosca, sia riconsegnare i 4mila russi catturati qui. Poi, il dramma dei «dispersi, molti dei quali erano nei territori occupati». Quindi, il “caso” dei civili che la Russia è restia a rimpatriare. E, ancora, i sacerdoti, i giornalisti, i medici che si trovano dietro le sbarre oltre confine, come raccontano al cardinale i parenti dei catturati; i prigionieri feriti o in cattività da anni; i condannati dai tribunali russi con sentenze che li trasformano in criminali comuni e di fatto li escludono dagli scambi. Poi, la questione dei piccoli deportati in Russia, fra le più delicate e difficili, com’è consapevole il commissario Lubinets che dice di guardare «con speranza» all’azione vaticana.A Kiev l'incontro del cardinale Zuppi con il Commissario per i diritti umani, Dmytro Lubinets / GambassiInfine, l’accesso alle colonie penali del Cremlino per verificare le condizioni di detenzione. Dopo l’ingresso di Zuppi nel campo “Zakhid-1” della regione di Leopoli per incontrare, martedì scorso, i prigionieri dell’esercito di Mosca, è l’Ucraina a chiedere che il cardinale possa fare altrettanto in Russia dove, denuncia Lubinets, «abbiamo le prove di torture». «Ogni sforzo possibile sarà compiuto – assicura Zuppi –. È la volontà di Leone XIV. L’impegno umanitario va considerato al di sopra di qualsiasi logica politica o militare. Ed è ciò che sta a cuore alla Chiesa, esperta in umanità». Non è un caso che le famiglie regalino al porporato un quadro con la scritta “Credo”. «Ogni gesto può essere un passo per incoraggiare eventuali soluzioni del conflitto», aggiunge.A Kiev nella Giornata dello Stato ucraino il cardinale Zuppi con il presidente Zelensky e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen / REUTERSLa tappa nella capitale coincide con il giorno del battesimo della Rus’ di Kiev. Festa civile e religiosa che entra anche nell’agenda di Zuppi. L’arcivescovo di Bologna è uno degli ospiti d’onore alla cerimonia per la Giornata dello Stato ucraino, come il presidente Zelensky ha voluto venisse chiamata la ricorrenza quando dal 2021 l’ha inserita nel calendario nazionale. Con il leader ucraino e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, il cardinale depone una mazzo di rose rosse di fronte al monastero di San Michele divenuto memoriale di guerra. E soprattutto recita la preghiera scritta di suo pugno «per la cara Ucraina» in cui chiede al Signore «una pace giusta», il «coraggio e la saggezza per essere costruttori di pace» e che «i prigionieri possano tornare a casa, i bambini riabbracciare le loro famiglie, i dispersi siano ritrovati e tutti possano piangere davanti al corpo del proprio caro che è caduto». La festa lega le sue radici al principe Volodymyr il Grande che ha portato il cristianesimo in Ucraina. Santo per la Chiesa d’Oriente che Zuppi ricorda nella Messa del mattino nella cappella della nunziatura. «Il suo nome, che significa “principe della pace”, richiama sia quello del presidente dell’Ucraina, sia di quello della Russia – dice–. Possa san Volodymyr illuminare le menti e il cuore dei due capi di Stato per aprire strade di giustizia e pace». Ecco il testo integrale della preghiera del cardinale Zuppi:Innalzo la mia preghiera a Te, Dio Onnipotente, per la cara Ucraina. Nella tua misericordia concedi una pace giusta, e che i prigionieri possano tornare a casa, i bambini riabbracciare le loro famiglie, i dispersi siano ritrovati e tutti possano piangere davanti al corpo del proprio caro che è caduto. Ispira in ognuno di noi il coraggio e la saggezza per essere costruttori di pace e la determinazione di sconfiggere il male con bene. San Volodymyr, prega per noi. Santissima Madre di Dio, intercedi per noi.